giovedì 25 ottobre 2012



RACCONTO “Aguas Verdes, la via dell’acqua” di Clara Ugricich

Praia, capitale della repubblica di Capo Verde. Appena fuori dal centro storico di case in stile coloniale, i nuovi palazzi scintillanti sembrano cresciuti tra un intreccio di strade polverose. Una città stretta nella morsa della grande periferia che ancora conserva il gusto delle tradizioni tra case di pietra e mattoni e barche colorate appoggiate sulla spiaggia. In ogni direzione dondolano donne che portano grossi cesti sulla testa, arrivano o vanno al mercato, qualcuna per vendere e qualcun'altra per comprare. Sulla strada principale il traffico è caotico e rumoroso, le auto sfrecciano sull’asfalto. Nelle polverose vie secondarie le galline razzolano accompagnate dalle risate dei bambini che si rincorrono e i grugniti dei maiali che raspano la terra tra le pietre del selciato.
Da questo groviglio di colori e odori partono piccoli pulmini sovraffollati che scivolano veloci su un tappeto di pietre nere lungo 12 km di costa rocciosa che porta a Cidade Velha (ora rinominata Ribeira Grande come era anticamente chiamata).
Le pietre della strada spesso si spostano o saltano via lasciando grossi buchi, l’abilità del conducente sta nell’evitarli con brusche sterzate e i passeggeri si lasciano cullare tranquilli dai sobbalzi del mezzo al ritmo incalzante delll’autoradio. Nel sali e scendi del percorso si susseguono per vari kilometri visioni di crateri lunari, altipiani infiniti di terra rossiccia, scogliere spumeggianti, il blu dell’oceano, pochissime case.
Poco prima di entrare nel paese, da un altopiano brullo e polveroso si affacciano le spoglie della fortezza di S. Filipe che nel cinquecento fungeva da difesa contro gli attacchi dei pirati dominando dall’alto la baia di Cidade Velha.
Cidade Velha è stata la prima capitale portoghese in Africa.
E’ davanti a questa baia che intorno al 1460 un Italiano, al servizio della Corona portoghese, (Antonio da Noli) e un Portoghese (Diogo Gomes), gettarono le ancore dando inizio alla scoperta e al popolamento delle isole di Capo Verde.
Qui avvennero i primi contatti tra europei e africani e questo incontro generò la nascita di un nuovo popolo: il popolo creolo.
Oggi Cidade Velha è solo un villaggio di pescatori dal glorioso passato. Sulla piccola spiaggia di rocce nere, lambite da potenti onde, riposano barche colorate e reti per la pesca. Le case di pietra adagiate sugli scogli guardano verso l’orizzonte lattiginoso dell’Oceano. In ogni casa c’è un piccolo tesoro di fotografie stropicciate: figli lontani, nipoti mai conosciuti, uomini e donne che sorridono da terre lontane.
Al centro della piazza svetta il pelourinho, una colonna di marmo con ganci di ferro arrugginito, triste testimone di tempi oscuri, che fu in origine luogo destinato all'esposizione, la vendita e il castigo degli schiavi, ora diventato punto di ritrovo per i giovani del villaggio.
Dalla piazza partono antichi viottoli lastricati di pietra nera, alcuni seguono la costa arrampicandosi sul sali e scendi delle scogliere, altri si inoltrano nella verdeggiante valle (ribeira) di Aguas Verdes.
Aguas Verdes ha l’aspetto di una spaccatura verde tra altipiani aridi e ventosi di terra rossastra, un profondo canyon scavato da un antico fiume che fu deviato verso la città di Praia. All’origine del canyon c'è ancora una piccola sorgente; da lì germoglia una rigogliosa vegetazione tropicale che serpeggia per kilometri lungo il fondo della valle fino al mare tra le case di Cidade Velha. 
Sotto questa parete di roccia gocciolante si recano tutti i giorni le donne e i bambini di Salineiro, le une cariche di panni da lavare e gli altri carichi di secchi e bottiglie da riempire con l'acqua.
Il villaggio di Salineiro si trova sull'altopiano polveroso e asciutto. Non c’è vegetazione, non c’è acqua, non c’è ombra al di fuori delle case di pietra e lamiera. Una fitta polvere rossastra ricopre qualsiasi cosa e tutto ha il colore della terra: case, bambini, maiali… Tra la terra spiccano solo i colori dei rifiuti non biodegradabili, quello che l’acqua non può sciogliere, quello che gli animali non possono mangiare: la plastica. Naturalmente qui non esistono né raccolta di rifiuti né discariche.
Da Salineiro donne e bambini scendono nella ribeira per approvigionarsi di acqua. Il sentiero che scende nel canyon è paragonabile ad un trekking piuttosto impegnativo, ma i bambini scivolano giù veloci e poi risalgono agili tra roccia e sassi, a piedi nudi o con sandali infradito, portando sulla testa pesanti secchi colmi di acqua.
Un brulicare di formichine seminude che scendono e risalgono continuamente lungo la parete rocciosa, con il loro prezioso bottino di acqua.
Avvicinandosi alla sorgente si incontrano innumerevoli panni colorati stesi ad asciugare sulle rocce. Tra la fitta vegetazione si odono gli schiamazzi delle donne, alcune intente a fare il bucato nelle pozze d'acqua e altre immerse in grandi tinozze per lavarsi. La presenza dell’acqua crea un luogo di ritrovo e di aggregazione, un’occasione per socializzare.
L’ombra della ricca vegetazione serpeggia da qui fino al mare tra grandi alberi di mango, papaia, baobab…
Il panorama di Ribeira Grande che si gode dalle mura della Fortezza di S. Filipe è grandioso. Un deserto polveroso sovrasta un paradiso tropicale, per noi è il risveglio dei sensi, per la gente di Salineiro è la salvezza.

Clara Ugricich

Racconto vincitore del concorso “7mates – compagni di viaggio 2008” )

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7 Meraviglie Naturali di Capo Verde

Il 5 luglio 2012, in occasione della commemorazione dei 37 anni dell'indipendenza di Capo Verde, è stato presentato il progetto 7 Meraviglie Naturali di Capo Verde da "Rede de parlamentares para o Ambiente, Luta contra a Desertificaçao e Pobreza, RPALCDP" con l'obiettivo di far conoscere e proteggere la natura, ossia, il patrimonio naturale dell'arcipelago. I risultati nazionali verranno presentati nel dicembre del 2013.


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