Interviste

Questa pagina è dedicata ai giovani italo-capoverdiani che vivono e sono nati a Genova, per dare spazio alle loro idee ed alle loro esperienze. Siamo Afrah e Qamar, in seguito troverete alcune interviste.




Intervista a Edson Rodrigues Silva













Edson Rodrigues Silva è nato il 27agosto 1983 a Capo Verde nell'isola di Sao Nicolau nel paese Juncalinho.
Vive a Genova da 13 anni e qui si è diplomato all'Istituto tecnico Attilio Odero.
E' un ragazzo molto semplice, un gran lavoratore, di poche parole ma tanta sostanza; sempre pronto a dare un aiuto a chi ne ha bisogno.

A: “Chi è Edson Rodrigues Silva?”
E: “Innanzitutto vi ringrazio per l'opportunità di condividere la mia esperienza con voi. Descrivere me stesso è un po' difficile e credo che mi avete già presentato nell'introduzione che di solito fate ai ragazzi,ma sono disposto a rispondere alle vostre domande. Come tutti i ragazzi della mia età ho dei sogni e sono molto ambizioso.”
A: “Sappiamo che sei arrivato a Genova quando eri adolescente, ma come è stata la tua infanzia a Capo Verde?”
E: “Ho dei bei ricordi della mia infanzia, sono cresciuto in un ambiente semplice con tanti bambini della mia età, non ero mai solo.”
A: “Quando sei venuto in Italia e perchè?”
E: “Sono venuto in Italia nel 2001 per raggiungere mia mamma i miei fratelli minori. Ho frequentato la scuola superiore conseguendo il diploma all'Istituto tecnico Attilio Odero. Attualmente lavoro e lavorare qui è molto piacevole,dipende dalla tua ambizione e voglia di fare.”
A: “Vai spesso a Capo Verde?”
E: “Si, appena posso vado a Capo Verde, soprattutto perchè vado a trovare mia nonna, una donna fantastica.”
A: “Cosa pensi dei capoverdiani a Genova?”
E: “I capoverdiani sono molto simpatici e tolleranti verso tutti gli stranieri. “
A: “Cosa pensi di Genova?”
E: “La città di Genova, secondo me è una delle più belle città d'Italia, piena di storia e di cultura .”
A : “Pensi di tornare a Capo Verde definitivamente?”
E: “Si, penso di tornare a vivere a Capo Verde un giorno, ma per il momento sto qui perchè ho la mia famiglia, amici e lavoro.”
A: “Cosa pensi dell'Associazione Italo-Capoverdiana?”
E: “Penso che l'associazione sia una bella cosa per la integrazione,
riunire culture diverse ,e diventare più ricchi culturalmente .Ho letto il blog e penso che sia una bella cosa.”
A : “Bene, vediamo che sei di poche parole !
Ti ringraziamo per la tua testimonianza e ti auguriamo un futuro sereno e che riuscirai a a realizzare i tuoi sogni!!!”



Intervista ad Ailton Silva








  






Ailton Silva più conosciuto come Tony, è nato nell'isola di Sao Vicente a Capo Verde il 17 giugno 1977. E' un ragazzo semplice, di buona compagnia e ha una grande passione per il calcio. E' sposato e ha due figli.
E' arrivato in Italia, Genova, il 16 maggio 2004.
E' molto attivo nella comunità capoverdiana genovese, tanto nell'organizzazione di feste ( fa il dj) e della squadra di calcio maschile e femminile (allenatore).


Q: “ Ciao Tony! Innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Raccontaci il tuo arrivo in Italia.”
T: “ E' stata dura lasciare la mia famiglia ( mio padre, mia madre e mia sorella); in aereo ero con degli amici, non riuscivo a divertirmi o stare con loro e per quasi tutto il viaggio non ho fatto altro che piangere. Il mio cuore era rimasto a Capo Verde.”
Q: “Perché sei venuto in Italia?”
T: “Mi sono sposato a Capo Verde e sono venuto a Genova per raggiungere mia moglie che già viveva qui. Dunque sono arrivato a Malpensa, non ho trovato grandi cambiamenti e mi sono subito innamorato di Genova.”
Q: “ Quindi ti piace Genova?”
T: “Si, assomiglia un po' alla mia isola Sao Vicente, c'è il mare e il vento. Le persone sono tranquille.”
Q: “ Gli studi?”
T: “Non ho finito gli studi a Capo Verde, sono arrivato fino al terzo anno di liceo. Però ho frequentato un corso medio di elettricista ( fatto a Sao Vicente) e un altro corso di alberghiere (sempre fatto a Sao Vicente).”
Q: “ Il lavoro?”
T: “ Ho lavorato a Capo Verde e avevo un buon lavoro, insomma guadagnavo abbastanza per fare una vita tranquilla.”
Q: “ Dove lavoravi?”
T: “ Lavoravo in un'azienda di detersivi “ Quimicas Sinctilas” e facevo qualche straordinario come elettricista.”
Q: “ La tua vita a Genova?”
T: “ E' ottima, non ho mai avuto problemi di integrazione forse per una questione di carattere. Non chiedo molto, cerco di vivere la mia vita con semplicità e sincerità. Il carattere di un capoverdiano assomiglia molto anche quello genovese.”
Q:  “ Arrivando qui hai avuto difficoltà a trovare lavoro?”
T: “ Non tanta, lavoravo alla Fincantieri (costruzione di navi da crociera) di Sestri Ponente. Era un buon lavoro, però con la crisi tanti di noi hanno perso il lavoro. Prima il rapporto tra noi colleghi era ottimo, poi con la crisi è iniziata la tensione.
Dopo un anno di lavoro mi aspettavo di crescere professionalmente e pensavo che Capo Verde fosse più indietro rispetto all’Italia. Invece mi sbagliavo.
Q: “ Cosa pensi dell’immigrazione in Italia?”
T: “ E’ una cosa soggettiva, io ho avuto fortuna, ma in generale è pessima. Devono imparare tanto per quanto riguarda l’accoglienza, le leggi costituzionali non vengono applicate.
Ad esempio ci sono tante complicazioni per il permesso di soggiorno, tanti soldi da spendere e tanto tempo da aspettare, negli altri Paesi europei non funziona così.”
Q: “ Vai spesso a Capo Verde?”
T: “ Quando lavoravo alla Fincantieri andavo là tutti gli anni in vacanza, era un lavoro sicuro quindi potevo permettermelo.
Ormai sono due anni che non ci vado e mi manca tanto, sono disperato.”
Q: “ Perché non torni a vivere a Capo Verde?”
T: “ Perché non posso, ho due figli qui. Altrimenti sarei già tornato.
Poi manca l’unione tra noi capoverdiani.”
Q: “ A proposito, cosa pensi della comunità capoverdiana a Genova?”
T: “ La comunità capoverdiana a Genova è stata per me una grande delusione perché i capoverdiani a Capo Verde sono diversi. Qui sono degli animali, manca il calore umano che c’è giù, è un ambiente scettico, nessuno aiuta nessuno e hanno sempre voglia di parlare male del prossimo.
Se cerchi creare iniziative, c’è poca aderenza; eppure persone con creatività e talento non mancano.
Riescono sempre a creare discordia, litigi e dopo un po’ di tempo si perde anche la voglia.”
Q: “ Sogni nel cassetto?”
T: “Vorrei avere una casa a Capo Verde, vivere bene con salute e in pace con i miei figli.
Se i miei figli rimangono qui spero che trovino le porte aperte e raggiungano i loro sogni e obiettivi.”
Q: “ Grazie dell’intervista, a presto!”


 
Intervista a Denira Lopes do Rosario












Denira Lopes do Rosario, più conosciuta come Deca. E' una ragazza di mille qualità tra quelle, la sincerità e la simpatia.

E' nata nell'isola di Sal, Capo Verde, il 15 ottobre 1989. Arriva in Italia, con  suo fratello Luca, il 19 ottobre 2002 per raggiungere la madre fino a quel giorno era rimasta a Capo Verde con suo padre e sua nonna.

Una ragazza timida, a volte pazzoide, di buona compagnia, ama divertire

Parlare con lei è sempre un piacere, le ore passano e non te ne accorgi.... infatti lei parlava, parlava e io non facevo altro che ascoltare e scrivere insomma una chiacchierona di cuore dolce.




Q: “Deca, parlami della tua vita a Capo Verde, la tua infanzia e la tua famiglia.”

D: “ La mia infanzia a Capo Verde? Quando mia madre è partita sono rimasta con mia nonna. E' stata la persona più importante della mia vita, ci è cresciuti come i suoi figli e non ci ha fatto mai mancare niente. Era la madre di mio padre!La mia unica preoccupazione era arrivare a casa dopo scuola, giocare. Mangiavo di corsa e andavo a giocare. Poi per motivi vari, siamo andati andati a vivere con nostra zia ( sorella di mia madre). Era più rigida, severa non ci faceva uscire per andare a giocare, non potevamo andare da nessuna parte e l'unico giorno di uscita era la domenica, per andare in chiesa e poi andare a trovare nostra nonna ( dove si riunivano tutti i cugini). Mi ricordo che avevamo tutti i giocatoli possibili e immaginari, ma si preferiva uscire per andare a giocare con i bambini del quartiere. Poi mia nonna paterna è partita per l'Italia, quando eravamo a scuola scappavamo per andare a trovare nostro padre...

Q: “ Dunque il periodo che avete passato con vostra zia non è stato così facile?”

D: “ Assolutamente no. Questo periodo da mia zia e poi la partenza di mia nonna è stato brutto e non ho un bel ricordo.”

Q: “ Con tuo padre, com'era il rapporto?”

D: “ Dopo un bel po' di anni siamo tornati a vivere con nostro padre, poco dopo mia sorella Nelida è partita per l'Italia. Eravamo tre fratelli, con la partenza di mia sorella, siamo rimasti io e Luca. Nostro papa era severo, ma nel punto giusto. Ci dava delle regole, a volte venivano rispettate e a volte no..."

Q: “ L'arrivo in Italia?”

D: “ Freddo, ma ero contenta c'erano all'aeroporto mia madre, mia zia e mio zio. Mi ha fatto piacere rivederli dopo tanto tempo. Poi vedere mia sorella, abbracciarla! Però c'era un senso di vuoto, mia nonna era mancata da poco ( mi viene da piangere ora, quando mi ricordo... “ si mette a piangere”) e mio padre era rimasto a Capo Verde. Quando ho salutato mia nonna per l'ultima volta a Capo Verde, le avevo detto che ci vedevamo in Italia, arrivare qui e sapere che non c'era più il mio cuore è diventato così piccolo e ho pianto tanto.”
Q: “ Mi dispiace tanto a tua nonna. E la scuola?”
D: “ Sono arrivata di venerdì e lunedì sono andata subito a scuola. Ho fatto la terza media.
Era tutto nuovo per me, in più ero timida... però non ho avuto difficoltà con la lingua italiana, capivo tutto anche perché era una lingua che sentivo sempre dai miei parenti quando andavano giù. La mia compagna di banco era italiana ed è stata molto gentile, brava con me...mi ha messo subito al mi agio. Abbiamo fatto subito amicizia, andavo al mare con lei. Nei primi tempi parlavamo a gesti, come ho detto prima capivo l'italiano ma non riuscivo a parlare.”
Q: “ Quindi a livello di integrazione nell'ambiente scolastico è stato positivo. E dopo hai continuato a studiare?”
D: “ Finito la terza media, sono andata a Marco Polo. Lì ho conosciuto tutti i capoverdiani di Genova. Mi ricordo che il dopo scuola era tutt'altro che studiare, ci si divertiva soprattutto con la mia nuova compagna capoverdiana di banco. Ho fatto fino alla seconda superiore, a quell'epoca non avevo la testa... ora mi pento. Ogni tanto ci pensavo, e avrei voluto continuare gli studi.”
Q: “ Gli studi a  Capo Verde?”
D: “ Ho iniziato il liceo .... che momenti belli!  Avrei voluto finire gli studi giù come anche la mia adolescenza. Ho studiato un anno al liceo Olavo Moniz a Sal e ripiango di non averlo finito. Avrei voluto fare come tutti fanno lì: vanno a scuola, scappano per andare al mare o a ballare di nascosto dai genitori...etc. Poi ritorni in vacanza e non trovi più i tuoi amici di infanzia, sono andati a studiare fuori o  se ci sono, il rapporto non è come prima;  ma come sappiamo le persone crescono, cambiano...”
Q: “ Visto che stiamo parlando di integrazione, parlami un po' di Italia. Ad esempio quando eri a Capo Verde come immaginavi questo paese?”
D: “ Quando ti dicono che stai per venire in Italia, pensi che andrai a vivere in un paradiso. Un posto meraviglioso, bellissimo. Ti fai un bel castello di sabbia... e poi arrivi qui.... niente di tutto quello che avevi sognato o sperato era così.”
Q: “ Credo che questo fatto succeda a molti di noi stranieri; una realtà nuova da scoprire, spesso catalogata come un posto di mille opportunità e bello; poi arrivando ci accorgiamo che è tutt'altro. Sei ritornata a Capo Verde per vacanza?”
D: “ La prima volta che sono andata in vacanza giù era nel 2005, mi sono divertita perché era venuta con mia cugina, se non fosse venuta sarebbe stato diverso. Non avevo più le amicizie di prima. C'è una canzone capoverdiana che dice “ Ai se um sabia...” ( Ah, se lo sapevo...)... in questo direi: se lo sapevo, non venivo in Italia hahahah...”
Q: “ Si pensiamo tutti quanti così, ma perché non torniamo giù?”
D: “ Vivendo qui, la tua vita e il tuo modo di pensare cambiano. Quando vai in vacanza giù, diverti ma non ti senti più parte di quella società. Ti può mancare l'Italia, in questo caso Genova perché è qui che stai costruendo il tuo futuro ed è qui che hai la maggior parte della tua famiglia. Si, ci penso come sarebbe stata la mia vita a Capo Verde se fosse rimasta lì... mi manca il coraggio di ritornarci, di ricominciare tutto di nuovo, ho bisogno di qualcuno accanto a me o che abbia la stessa idea...così si può partire insieme.”
Q: “ In termini di amicizia a Genova?”
D: “ Non ho amici italiani, frequento più capoverdiani... è una cosa strana, anche se ho frequentato la scuola alla fine non ho coltivato nessuna delle amicizie. Forse perché penso che hanno un modo di pensare diverso dal mio.”
Q: “ E Genova? Cosa mi racconti di questa città?”
D: “ Mi piace, infatti quando vado via non vedo l'ora di tornare. Mi manca il Porto Antico, i posti, le vie. Devo confessare che mi piacerebbe vivere a Roma, non la conosco ma tutti parlano bene.”
Q: “ Io ho vissuto, ma sono scappata ehehehhe... preferisco Genova per vari motivi. In generale, come è vivere in Italia?”
D: “ Niente da dire, ne bene e ne male... alla fine vivo qui, sto crescendo qui e non saprei se ritornerò a Capo Verde.”
Q: “ A livello di razzismo?”
D: “ Finché nessuno mi tocca con le mani, possono dire quello che vogliono. Il razzismo c'è, ma non do peso e trovo tutto ciò una pure ignoranza. Se non conosci, non puoi giudicare.”
Q: “ Ti è mai capitato un episodio di razzismo”
D: “ Si! Una domenica che andavo a lavorare, ero anche di corsa l'autobus era pieno e sono salita in mezzo. Un signore anziano che stava scendendo mi ha urlato  e spinto contro “ togli dal C***** negra e vai al tuo paese.”
Q: “ wow, come ti sei sentita? Hai reagito?”
D: “ Ero talmente stanca che non ho detto niente, poi ho pensato che era solo un vecchio ignorante. Cosa potevo fare? Quel giorno ho pensato all'accaduto tutto il tempo, avevo anche male al cuore... non riuscivo a spiegarmi quella sensazione.
Q: “ Sogni nel cassetto?”
D: “  Non lo so, mi avrebbe piaciuto fare la barista. Ho fatto il corso  e ho l'attestato ma non ho mai
esercitato. Vorrei avere un bar tutto mio e una casa a Capo Verde per andare passare le mie vacanze.”
Q: “ Abbiamo parlato di tante cose, dell'integrazione in Italia o nella società genovese, del tuo arrivo in Italia, della tua infanzia a Capo Verde, dei tuoi sogni nel cassetto e tante altre cose. Ma come è il tuo rapporto con la tua famiglia qui?”
D: “ E' abbastanza complicato. Con mia madre alti e bassi, infatti lei dice sempre “ Io sono io, tu sei tu; io rimango nel mio posto e tu nel tuo. C'è mancanza di dialogo con lei, forse perché non sono cresciuta con lei e quindi a volte può sembrarmi anche una persona estranea ma non l'ho mai mancata di rispetto e resta pure il fatto che è mia madre e sempre lo sarà a prescindere se litighiamo o no. 
Sono molto legata ai miei fratelli, specialmente con mia sorella ed il mio punto di riferimento.”
Q: “ Non ti posso chiedere cosa ne pensi dell'Associazione perché sei un membro e so che sei anche una ragazza attiva nella comunità capoverdiana e rispettata da tutti. Grazie di cuore per la tua intervista.”
D: “ Grazie a te!”


Intervista a Joanicia Adelina Amador Da Cruz











Joanicia Adelina Amador da Cruz nasce il 21 giugno 1993 a Porto Novo nell'isola di Sant'Antao, Capo Verde.
E' arrivata in Italia il 17 febbraio 2007 da sola, per raggiungere la madre, lasciando il padre con cui fino a quest'età è cresciuta.
E' stato un viaggio doloroso perchè non voleva staccarsi da lui.
Si è diplomata nel 2013 alla scuola alberghiera  Marco Polo di Genova.
Joanicia è una ragazza che ha tanta voglia di fare, intraprendente, determinata, simpatica, solare, disponibile, responsabile; è bravissima a cucinare, soprattutto i dolci.
Se passi una giornata con lei te ne accorgerai che è una ragazza piena di talento, amabile e sempre col sorriso sulle labbra.


A: "Joanicia! ti conosco da un pò, ed essere qui con te a intervistarti è un piacere immenso e so che ci sarà da divertirsi ma soprattutto sarà un momento di condivisione.
So che vivi a Genova dal 2007 con tua madre, due fratelli più grandi e una sorella più piccola e so anche che hai appena finito la scuola, fra l'altro portando all'esame una tesina su Capo Verde.
Per iniziare raccontami la tua esperienza quando sei arrivata in Italia".
J:" La prima cosa che mi ha colpita appena sono arrivata qui, di preciso a Malpensa, è che non si vedeva niente , nemmeno la strada, per la nebbia, sembravo un prosciutto congelato , ero abituata al sole della mia terra e mi mancava già mio padre.
Infatti a Genova, il giorno dopo sono uscita con i capelli bagnati, cosa che facevo sempre, e mi sono ammalata, sull' autobus ho preso una multa perchè avevo lasciato il portafoglio a casa, non capivo niente, dovevo abituarmi.
L' unica cosa che mi rendeva felice era rivedere mia madre dopo 5 anni e stare con i miei fratelli".
A: "Com'era la tua vita a Capo Verde?"
J: "Era bellissima, ho dei bei ricordi: mio padre mi portava all' asilo in bici giocavo sempre con i maschi , ricordo le corse dei cavalli."
A: "Cavalli ? sai andare a cavallo ?"
J: "Ma noooo usavamo le scope!  saltavamo la corda etc...,  la cosa bella era che si poteva camminare senza scarpe, si usciva anche con una maglietta strappata e andava bene; stavo tranquilla."
A: "A scuola? con i nuovi compagni  e professori?"
J: "Un pesce fuor d' acqua, non respiravo!!! l' unica cosa bella era che in classe con me c'era mio fratello Edgar, quindi parlavamo in creolo prendevamo la gente in giro ... ma non capivo niente di italiano, infatti andavo anche alla scuola di italiano Wall Street, stavo delle ore con le cuffie e ripetevo come una scema in questa sala le frasi.
Alcuni miei compagni erano antipatici quindi non ho legato più di tanto con loro, son rimasti conoscenti ma non siamo diventati amici.
A scuola prestavo attenzione alle lezioni però tante volte mi addormentavo.
Odio il freddo e la neve, mi congelo tutta.... voglio il caldo!"
A: "Sei riuscita col tempo a farti degli amici ?"
J: "Non ho amici, la maggior parte delle volte esco da sola se no mi vedo coi ragazzi del mio stesso palazzo nella piazzetta, al massimo esco con mia sorella più piccola e mia cugina."
A: "Hai mai lavorato qui o fatto stage dato che hai fatto l'alberghiero?"
J: "Ho lavorato ad Albisola come aiuto cuoco, e nel 2010 in Costa Azzurra un mese a San Raphael in un villaggio turistico."
A: "E com' è andata la tua esperienza lavorativa in un posto nuovo ?"
J: "Non ti puoi aspettare granchè, usano prodotti già pronti, devi solo finire il lavoro. Per uno che vuole imparare e ha passione per la cucina è stata una delusione, però è stato bello perchè ho potuto imparare un'altra lingua e mi sono anche divertita."
A: "Torneresti in quel posto ?"
J: "No, perchè il villaggio non è in città e dopo il lavoro non c' è molta scelta per i giovani, è un posto frequentato soprattutto da famiglie."
A: "So che sei bravissima a cucinare  ed è sempre stata la tua passione sin da piccola... è solo per questo che hai scelto l'alberghiero?"
J: "Non solo per questo ... ho visto un volantino che ci hanno dato alle scuole medie e ho deciso da sola di iniziare quella scuola."
A: "Come ti sei trovata al Marco Polo?"
J: "Hanno delle regole rigide, o ci stai o te ne vai,... la preside ci aspettava all' entrata della scuola per controllare come eravamo vestiti  e diceva che qui si viene per lavorare, diceva di stare tranquilli e che una volta usciti di lì avremmo trovato subito lavoro .
I primi due anni sono di teoria mentre dal terzo anno inizi a fare pratica , l' unica cosa che non mi piaceva era montare il latte!!!"
A: "Ti piace di più fare la cuoca o la pasticcera?"
J: "Mi piace di più fare i dolci , quando faccio una torta mi sento soddisfatta e dico cavolo l' ho fatta io !!!"
A: "Ti piacerebbe lavorare in Italia?"
J: "No voglio andare all'estero, lavorare sulle navi da crociera, infatti manderò dei curriculum."
A: "Nel futuro quindi ti vedo viaggiare..."
J: "Si fino a 90 anni ... ahahahahah !!! ma prima di scegliere l' alberghiero volevo fare l'aereonautica
ma senza soldi come si fa ?!"
A: "Hai mai subito comportamenti razzisti?"
J: "Si ma non gli ho dato troppa importanza , mi hanno dato della negra e detto di tornare al mio paese oppure sull' autobus mi è capitato di vedere che quando passo, le signore tengono strette le loro borse poi sono le prime che d' estate vanno a prendere il sole per diventare nere."
A: "Che rapporto hai con tua madre e i tuoi fratelli?"
J: "Alti e bassi con mia madre anche perchè le madri capoverdiane fanno sempre distinzione tra maschi e femmine.
Con i miei fratelli a Capo Verde eravamo più uniti invece qui ognuno pensa più a sè stesso."
A: "Sogni nel cassetto?"
J: "Non ne ho, non ne ho idea, l'unico desiderio che ho per ora è andare a vivere da sola o tornare a Capo Verde."
A: "Chi è Joanicia?"
J: "Joanicia è una capoverdiana e sono fiera di esserlo e nel mio cuore ci sono dieci puntini (le dieci isole) metto al primo posto il dovere e poi il piacere , sono simpatica e socievole, amo la solitudine ma sono anche una mina vagante e quando mi arrabbio mi arrabbio!"
A: "Bene abbiamo finito .... ti ringrazio della tua disponibilità in bocca al lupo per il tuo futuro... a presto!"




Intervista a Fatinha Andrade:








"Memento audere semper"


Fatinha nasce il 13 ottobre 1989 a Rabil nell' isola di Boavista. Arriva in Italia insieme alla sorella nel febbraio del 2002 per ricongiungersi con la madre.
Vive a Genova e studia all' Istituto tecnico Ruffini.
É una ragazza solare, simpatica e di solito quando la incontro nei vicoli corre verso di me urlando con gioia e subito iniziamo a scherzare.
Non ha ancora le idee chiare per il futuro ma è una ragazza spigliata e deve ancora trovare la sua occasione per realizzarsi.
Come tutti i giovani ha dei sogni nel cassetto ma per scaramanzia non ha voluto raccontarceli.
Ha avuto dei problemi nell' inserimento nella società genovese durante la scuola ma ora si sente parte di questa nuova realtà.

A: "Ola querida come stai? Sai che ti “torturerò” con tante domande, vero?" Rido.
F: "Bene sono pronta! Il mio stato d' animo non è dei migliori in questi giorni, ma credo che questa intervista mi aiuterà a pensare ad altro."
A: "Quindi, sono quasi 11 anni che sei in Italia, raccontami la tua esperienza! Ormai sei italiana a tutti gli effetti?"
F: "Un attimo!! A tutti gli effetti no. Manca la cittadinanza! Sai com'è la burocrazia qui!"
A: "Si, ne so qualcosa!"
F: "Bé ti dicevo, si sono quasi 11 anni che sono qui a Genova con mia mamma e mia sorella più grande."
A: "Da quando sei arrivata in Italia sei stata solo a Genova o hai vissuto anche in altre città?"
F: "Ogni tanto vado a Napoli perchè mio padre abita là, anche se devo dire che come città non mi piace molto, preferisco Genova!"
A: "Che rapporto hai con la tua famiglia?"
F: "Amo la mia famiglia, amo mia madre, la seguo in tutto quello che fa, è la mia musa ispiratrice!
Poi è simpatica proprio come me.... tale madre, tale figlia!!!"
A: "Anche con tua sorella mi sembra che hai un bel rapporto, vi vedo sempre insieme."
F: "Si, vado molto d'accordo con lei. Abbiamo fatto questo viaggio da Capo Verde a qui insieme e non ci siamo mai lasciate."
A: "Saudade di Capo Verde?"
F: "Si, mi manca molto la mia terra. Là vivevo con i nonni e ho avuto un infanzia molto felice. Però nella vita sai com' è entra in gioco l' abitudine, ormai sono abituata a stare qui e sinceramente non so come sarebbe ora vivere a Capo Verde; anche perchè in pochi anni sono cambiate molte cose nell' isola in cui sono nata."
A: "Per quanto riguarda la tua esperienza con gli italiani? Hai amici italiani?"
F: "Quando frequentavo le scuole medie ero l' unica alunna di colore nella mia classe. Mi pesava molto questa cosa perché ero l'unica diversa dagli altri e mi sentivo isolata. In più devo dire che non ho neanche trovato persone che mi hanno accettata più di tanto, sentivo che volevano escludermi.
É stato brutto per me perchè sono sempre stata una ragazza simpatica espansiva e aperta a conoscere tanta gente.
Alle superiori le cose sono un po' cambiate, forse perchè l' età è diversa e la gente ragiona di più!
L' ambiente è più tranquillo anche se devo dire che non ho amici italiani, conoscenti si ma i miei veri amici sono tutti stranieri!"
A: "Cosa pensi della comunità capoverdiana a Genova?"
F: "Mi dispiace vedere che non è una compagnia molto unita anche perchè arriviamo da isole diverse e le piccole rivalità che ci sono tra la gente là se le sono portate anche qua.
In più molti ragazzi non trovando lavoro, li incontro per strada infelici e senza nulla da fare. Non è un bel incoraggiamento."
A: "I tuoi progetti/sogni per il futuro?"
F: "Non ho le idee chiare al momento. Per ora penso a finire la scuola. Già è difficile perchè sono molto pigra! So che potrei avere dei risultati migliori ma faccio il minimo indispensabile per andare avanti. Non so se vorrò rimanere a Genova, andare in Francia o tornare a Capo Verde, sono ancora confusa. So solo che vorrei una famiglia e dei bambini."
A: "Cosa ne pensi dell' Associazione Italo-Capoverdiana? Ti sembra utile per i ragazzi capoverdiani avere un punto di riferimento?"
F: "Mi sembra una cosa interessante anche perchè ci sono delle informazioni su Capo Verde che neanche sapevo. Ad esempio io conosco solo la mia isola Boavista, non ho mai visitato le altre, quindi grazie alle foto e alla storia sono riuscita a farmi un'idea.
Spero che i ragazzi intervengano più attivamente per creare delle cose tutti insieme."
A: "Bene Fatinha abbiamo finito! Grazie per la tua disponibilità e per il tuo tempo. Spero di incontrarti presto nei vicoli sempre sorridente e sogna!! che è l' unica cosa che ci è rimasta!"
F: "Grazie a te! A presto!"



"Non aetate verum ingenio apiscitur sapientia"

(Per motivi di privacy e per essere ancora un'adolescente di solo tredici anni, la nostra intervistata si chiamerà Valentina)


Valentina è un'adolescente di tredici anni che ha voluto raccontarci il suo primo viaggio a Capo Verde, alla scoperta delle sue origini. Nasce in Italia, a Genova, nel 1999, da genitori misti (padre italiano e madre capoverdiana).
Come per tutti i ragazzi di quell'età, l'adolescenza è il tempo delle scoperte, dell' affermazione della propria identità, degli scontri con i genitori, delle nuove amicizie e dei nuovi amori.
Capo Verde per lei è stata una rivelazione, un'esperienza del tutto particolare e nuova. Ha sempre sentito la madre e i suoi parenti parlare creolo e i racconti/storielle capoverdiani, ma non aveva ancora avuto un contatto diretto con la realtà capoverdiana che è anche parte della sua cultura.
Il suo primo viaggio è stato nel 2010 insieme alla madre Maria e sua sorella Joana.

Q: “ Valentina, hai solo tredici anni e per noi è un piacere ascoltare la tua “piccola” avventura a Capo Verde, nell'isola di Sal; sei andata con tua madre Maria e tua sorella Joana, come è stato il tuo arrivo?”
V: “ Beh, sono rimasta molto colpita dalla poca vegetazione, infatti prima di arrivare all'aeroporto pensavo che Sal fosse come l'isola di Santo Antao.”
Q: “ Perché come l'isola di Santo Antao?”
V: “ Avevo visto uno spettacolo teatrale ambientato nell' entroterra dell'isola di Santo Antao, in un DVD del gruppo “Juventude em Marcha” dove si vedeva tutto il paesaggio verde.”
Q:” Sai, sono dieci isole diverse fra loro e hanno caratteristiche assai diverse e particolari. C'era qualcuno ad aspettarvi all'aeroporto?”
V: “ Si, c'era mia cugina D. e la scena in cui abbraccia mia sorella mi ha colpito tantissimo... molto commovente e toccante.”
Q: “ Ci puoi descrivere l'isola attraverso i tuoi occhi?”
V:” La cosa che mi ha colpito di più sono state le case ( quando le ho viste ho detto: “wow, qui non sono poveri come pensavo!”), le strade e i vicoli erano come quelli di Genova, i cortili delle case erano grandi e belli con tante piante. Non c'erano gli autobus, soltanto dei pullman che portavano le persone a Santa Maria e se volevi andare da altre parti bisognava prendere il taxi che là costa pochissimo e non c'erano nemmeno i semafori, solo tante rotonde. ”
Q: “ Quindi hai avuto una bella impressione dell'isola, nonostante la poca vegetazione! Ti confesso un piccolo segreto, ma non dirlo a nessuno!!!... Sono nata a Sal ahahahahaha e mi fa piacere sentire dalle tue parole questa bella descrizione.
Parlaci dei parenti che hai conosciuto là...”
V: “ Ho conosciuto tanti parenti, il giorno dopo il mio arrivo ho conosciuto mia Zia Marguerida, cugine e cugini. La sua casa era grande, di quattro piani, mamma mia!! Ma la cosa più bella era vederli tutti quanti insieme e poter parlare con loro.”
Q: “ E la gente?”
V: “ Sono molto socevoli e ricordo che quando ero in giro con mia madre e mia sorella tutti si fermavano a salutarle e la cosa divertente era che dicevano sempre: “ bo tem um cara conchid / hai una faccia conosciuta”... ahahahahah, non si ricordavano di preciso chi fossero o i loro nomi!!”
Q: “ Si, si, la classica frase che diciamo quando andiamo giù dopo tanto tempo. Le persone crescono (i bambini che hai lasciato là piccoli, li ritrovi ormai grandi) , cambiano, ma loro non ti dimenticano mai...siamo noi immigrati che li “dimentichiamo”. Raccontaci della tua convivenza con gli altri bambini.”
V: “ Ero nel quartiere Boavista ed era un luogo molto vivace. Mio cugino Giacomo mi portava sempre in giro e ho conosciuto tanti bambini/ ragazzi. Erano simpatici e molto disponibili.”
Q: “ Ma hai avuto problemi con la lingua?”
V: “ Non direi, all'inizio si ho avuto qualche blocco, ma siccome ero abituata a sentire il creolo in casa ho imparato in fretta, non alla perfezione... però capivo tutto.”
Q: “ Ti sei integrata bene e hai fatto delle amicizie nuove....e questa è la cosa bella di giù.”
V: “ Si è vero."
Q: “ Come passavi le tue giornate?”
V: “ Le passavo al mare a Santa Maria. Che bella spiaggia, bianca, immensa. Poi quando non andavo al mare rimanevo a giocare con i miei nuovi amici.”
Q: “ A quali giochi giocavate?”
V: “ Banana verde, Macaquim Chines ( Nascondino) e tanti altri. A volte andavo a giocare nella “tchada” e ci arrampicavamo su questo albero enorme, su cui avevano costruito una casetta in cui c'erano delle sedie, sdraio e una poltroncina dove si sedeva il più grande del gruppo... era bellissimo!”
Q: “Di che cosa parlavate?”
V: “ Parlavo a loro dell' Italia, della mia vita a Genova e loro mi parlavano di Capo Verde, mi spiegavano come funzionavano le cose giù e i vari luoghi.”
Q: “ Un interscambio culturale, conoscenze e affetti.
In qualche momento ti sei sentita esclusa da quel gruppo di amici?”
V: “ Mi hanno subito fatta integrare nel gruppo, non mi sono mai sentita esclusa o estranea. Ovviamente nel gruppo c'era qualcuno/a che mi stava più simpatico di altri, ma non mi sono mai sentita diversa da loro.”
Q: “ Il cibo?”
V: “ Il cibo di Capo Verde è buonissimo, soprattutto, il pesce. Si mangia riso e non pasta come qui. La colazione era la parte che mi piaceva di più, perché era abbondante. Si mangiavano gli avanzi della sera prima, tipo cacthupa con pesce e uova, latte, caffè, biscotti (bolachas ) e tante altre cose.”
Q: “ Un episodio divertente o che ti ha colpito?”
V: “ Si, quando sono andata con mio zio a dare da mangiare ai maiali tutti gli avanzi del cibo. Mentre andavamo siamo passati in tanti quartieri/ zone dove si vedevano le case fatte di latta o baracche. Era triste vedere tutto ciò... arrivati lì l' ho aiutato a dare da mangiare ai maiali che puzzavano da morire e ho dato il latte ai maialini. E' stata un' esperienza nuova e indimenticabile.
Poi una volta ho provato a fare surf con i miei amici, ma non sono stata molto brava e in più avevo paura degli squali.”
Q: “ Alla fine hai fatto tante cose, quanto tempo sei stata a Sal?”
V: “ Se non sbaglio quaranta giorni insieme alla mia famiglia. Poi c'erano anche le mie cugine ( Anna e Martina) che trascorrevano le vacanze giù. Non ero mai sola.
Poi ho fatto il giro dell'isola su un pullman in mezzo al deserto, con le turbine d'aria (redemoinho). Ho visto Buracona, la montagna che rimane in mezzo a Espargos e da lì ho visto tutta la città. Sono stata nelle saline rosa di Pedra de Lume, che bello, eravamo dentro un vulcano e mi hanno raccontato una leggenda.”
Q: “ Che leggenda?”
V: “Di un uomo che ogni notte scavava nelle vicinanze del vulcano e la popolazione locale sentiva dei rumori provenire da là, finché un giorno si sono svegliati e hanno trovato un passaggio per arrivare dentro il vulcano. Qualcuno afferma che questo signore camminava sulle acque del mare, era partito dalla Francia ed era arrivato fin lì e dal suo arrivo in quelle terre, tutte le notti la gente sentiva dei rumori strani che provenivano dal vulcano.”
Q: “ Quando ero piccola, questa storia mi faceva paura, il modo in cui veniva raccontata ti faceva venire i brividi e quando ero arrivata alle saline e attraversavo quel tunnel sentivo una strana sensazione.... in più mi avevano raccontato che quell' uomo aveva un asino e che entrambi sono morti nelle saline. In alcune saline se ti avvicini senti una forza che ti chiama verso di sè e rischi di caderci dentro e di non uscirne mai più. Ahahahahah.....quante leggende!”
V: “Per me è stato divertente ascoltarla ed essere stata nelle saline. Quando fai il bagno non si va giù, si sta a galla.
Ho fatto anche un'altra gita in barca, tutti erano vestiti da pirata, scherzavano e ridevano. Abbiamo fatto il bagno in mezzo al mare, che paura degli squali!!!”
Q: Ti manca Capo Verde?”
V: Si, tanto. Mi mancano i miei amici, i parenti e il fatto che lì potevo stare sempre fuori a giocare e a parlare... e ovviamente mi manca anche il mare!”
Q: “ Ci torneresti?”
V: “ Certo, ma solo per vacanze. Qui ho tutta la mia famiglia, amici. Spesso a scuola dico che sono di un altro paese... Capo Verde. E quando sono con le mie cugine parliamo in creolo così nessuno ci può capire ahahahah!”
Q: Grazie piccola per la tua intervista, spero che farai ancora ritorno a Capo Verde e che conoscerai meglio le tue radici che provengono anche da quelle isole!”




Intervista a Valdir Fernandes:










"Ars longa, vita brevis"

Valdir Fernandes è un giovane capoverdiano, nato il 02 maggio 1987 nell' isola di Sal, più precisamente nel piccolo paese Pedra de Lume. E' arrivato in Italia nel 2000 per raggiungere la famiglia, la madre e la sorella appena nata. Dopo due settimane dal suo arrivo iniziò ad andare a scuola.
Non ha avuto grossi problemi ad integrarsi nell'ambiente scolastico, ciò anche grazie alla lingua, perché già a Capo Verde capiva un po' l'italiano, avendo la famiglia immigrata.
Spesso quando vediamo questi ragazzi in giro per Genova, corriamo il rischio di giudicarli ma nel frattempo vengono dimenticati dalla società. Dimenticare significa cancellare dalla nostra memoria questi ragazzi. La società di oggi li trasforma in essere invisibili, perdono la loro identità e ne acquistano altre che non gli appartengono.
Valdir è un ragazzo sensibile verso il mondo, allegro, simpatico, pieno di ottimismo e di sogni. Dice che a volte ragiona troppo e che questo è un fattore che lo blocca nel prendere delle decisioni.
I suoi genitori sono separati: la madre vive in Italia e il padre a Capo Verde.
In Italia ha anche zie, cugini, cugine...praticamente una buona parte della sua famiglia vive qui.
Non ha finito gli studi, è arrivato fino alla terza superiore. Frequentava l' Istituto professionale Industria e Artigianato Antonio Meucci. E' un ragazzo che ama scrivere, disegnare e cerca una vita serena senza troppe complicazioni. Ha sempre un sorriso stampato sulla sua faccia, a volta malinconico. E' un ragazzo semplice che non ama giudicare o criticare le persone.
Conosce tre lingue: italiano, portoghese e spagnolo. Come afferma lui conosce anche l' “easy english” e il suo dialetto (creolo).
Più parlavo con Valdir, più me ne accorgevo ch'era un ragazzo pieno di principi, con tanta voglia di fare e molto educato. Seduti sul poggiolo (balcone) con vista Genova, ecco cosa mi ha raccontato il ragazzo di cuor buono e cuor di leone:

Q: “ Valdir, sono 12 anni che sei in Italia, hai mai fatto ritorno a Capo Verde?”
V: “ Si, dopo sette anni che ero in Italia.”
Q: “ Da quel che so, hai lasciato la scuola prima di finirla, come mai?”
V: “ Ho lasciato la scuola perché volevo essere indipendente, avere i miei soldi... diciamo per motivi personali, insomma volevo lavorare.”
Q: “ Non vorresti continuare i tuoi studi?”
V: “ Si, ma più che altro vorrei trovare un lavoro.”
Q: “ Raccontaci i tuoi sogni”.
V: “ Mi chiedono sempre cosa voglio fare, ma non lo so di preciso. Vorrei solo poter trovare un lavoro fisso, non importa quale, guadagnare i miei soldi e forse fare una famiglia. Già che ci penso perché no, anche una bella casa a Capo Verde dove trascorre le vacanze?!!! In realtà non sono un ragazzo molto ambizioso e mi piace la semplicità .”
Q: “ Dai tutti vorrebbero trovare un bel lavoro che realizzi i propri sogni, e tu no ?”
V: “ Mi fai una domanda difficile.... (silenzio, zzzzzzz). Ti posso dire che mi piace disegnare, scrivere i miei pensieri. Attraverso il disegno riesco ad esprimere più facilmente i miei sentimenti, visto che le cose personali, non le racconti a tutti.”
Q: “ So che ti piace anche il rap, giusto?”
V: “ Si sono un appassionato, magari un giorno scriverò qualche pezzo, ma preferisco
disegnare. Devo ri - iniziare a fare i miei quadri, non disegno da tanto.”
Q: “ Non sarebbe una cattiva idea, ci piacerebbe vederli e se un giorno vorrai possiamo anche pubblicarli sul blog. E se trovassi qualcuno che ti aiutasse col tuo progetto?”
V: “ ( ride) sarei il ragazzo più felice del mondo. Un altro esempio...?!!! Mi piacerebbe fare il DJ ma anche qui ci vogliono i soldi e se non hai qualcuno che ti aiuta è difficile. Il motivo per cui vorrei fare il DJ è che mi piace far divertire la gente e fare parte di quella felicità, anche se per poco, solo per brevi instanti.”
Q: “ Da quello che ho capito, ti piace stare con la gente. Quanto all'integrazione a Genova?”
V: “ La lingua per me è stata un fattore di aiuto. Ne ero già a conoscenza e quindi dal momento che ho iniziato ad andare a scuola mi sono subito integrato, potevo comunicare con i miei compagni. Mi ricordo un giorno, a scuola, in cui il prof mi ha chiamato e mi ha chiesto: “ Fernandes, ti posso chiedere una cosa?” e io Si. “ Vedo che gli albanesi sono sempre con gli albanesi, italiani con italiani, sudamericani con sudamericani, marocchini con marocchini...e voi capoverdiani con gli albanesi, italiani, marocchini, quindi con tutti, giusto?” e io gli risposi: “ Prof, noi non facciamo problemi sul dove siamo o da dove veniamo. L' importante è l'educazione e il rispetto, credo. Se una persona è educata può andare ovunque e frequentare chiunque.
Q: “ Quindi non hai avuto grossi problemi ad integrarti nella società genovese?”
V: “ No.”
Q: “ Problemi razziali?”
V: “ Una volta, appena arrivato in Italia, stavo giocando calcio con i miei ex-compagni di scuola, ho avuto una discussione con uno e mi ha chiamato negro di *****. Non sapendo cosa volesse dire, quando sono arrivato a casa ho chiesto a mia madre di spiegarmi il significato di quella frase. Il giorno dopo a scuola, il mio compagno mi ha chiesto scusa. Dopo quel giorno, non ricordo altri episodi sgradevoli.”
Q: “ Secondo te il modo di vestire aiuta l'integrazione?”
V: “ Si, non è la cosa più importante, ma mi ha aiutato. Da dove vengo, isola di Sal, ci si veste come qui. Devo confessare che mi piace mettere le magliette polo, jeans e scarpe da ginnastica (ride). Infatti quando andavo a scuola mi vestivo così, mi aiutava a non sentirmi inferiore agli altri ed ero sempre alla moda... come si suol dire al passo degli altri.”
Q: “ Com'eri a scuola?”
V: “ Un giorno un prof mi disse: “ Fernandes quando ti vedo fuori dalla scuola mi piaci. Ti comporti bene, sei serio, tranquillo.... ma quando sei a scuola sei un altro ragazzo. Segui gli altri ragazzi e fate gruppo” . Ecco la mia risposta alla tua domanda.”
Q: “ Problemi con la famiglia? E' troppo chiederlo?”
V: “ Si, si, si (ride)”
Q: “ Vedo che il discorso sulla famiglia è abbastanza complicato e toccante. Secondo te la famiglia aiuta i giovani immigrati? Ha un ruolo fondamentale oppure no?”
V: “ La mia famiglia non è stata quella che speravo, ero venuto per stare con mia madre, ma lei conviveva con un altro e non è stato facile. Secondo me bisogna essere degli “amici” in famiglia, non parenti.”
Q: “ Perché?”
V: “ Perché il rapporto secondo me è migliore, non ci vuole soltanto il rispetto reciproco e l' educazione ma anche amicizia e affetto.”
Q: “Quindi intendi dire che ci vuole più complicità?”
V: “ Si e non solo. Non abito più con mia madre, la mia residenza è rimasta lì, ma vivo con mia zia. Lei mi ha aiutato tantissimo e continua a farlo tutt'ora. E' una madre, un'amica, una zia...insomma una persona che mi conosce più degli altri e mi sostiene in qualunque situazione. E' la mia eroina!”
Q: “ E tua madre?”
V: “ Certo, ci vogliamo bene e lei è sempre mia madre. Forse è diventata madre troppo giovane, ma non la critico o giudico per le sue azioni passate e presenti. Non so cosa le passa per la testa né i suoi sentimenti, quindi, come posso giudicarla?”
Q: “ Cambiando argomento, quando vivevi a Capo Verde com'eri?
V: “ Ero libero, infatti per i problemi che ho avuto qui, ho cercato di essere libero come ero giù. Invece le cose non sono andate come le aspettavo.
Q: “ E Genova?”
V: “ Genova?!!! E' la mia casa, forse anche troppo. (ride) Ho vissuto tredici anni a Capo Verde e qui dodici anni. Secondo te qual è la mia mentalità? Sto crescendo e maturando in questo paese, quindi direi più italiana.”
Q: “ Cosa ti ispira di più in questa città?”
V: “ E' una città da vivere con la famiglia e un lavoro. Offre poco ai giovani e i governi locali potrebbero fare molto di più di quello che fanno; forse nel passato ha offerto di più, ma ora poco.
Riguardo all'immigrazione, Genova è la città che presenta più etnie diverse rispetto alle altre città italiane; c'è un mix di culture e tradizioni riunite in un solo posto/ città.”
Q: “ Per i giovani stranieri cosa offre?”
V: “ Dipende della fortuna che hai. C'è chi cerca e chi no. Comunque sono molto legato a Genova, ho tanti amici e conoscenti. Quando sono andato a Capo Verde in vacanza non vedevo l'ora di tornare. I miei amici e miei parenti erano qui... mi mancavano. La mentalità giù ormai faceva parte del mio passato, in qualche modo non mi sentivo più parte di essa.”
Q: “ Nostalgia di Capo Verde, della tua isola?”
V: “ Si, ma più che altro mi piacerebbe fare qualcosa di buono per il mio paese.. forse devo andare a fare il presidente, che ne pensi?”
Q: “ Penso che non saresti un ottimo presidente. Sei un bravo ragazzo, con un cuore pulito. La politica è per chi non ama la gente e il cuore dei politici a lungo andare diventa nero (rido)! E la politica capoverdiana?”
V: “ Non la seguo più di tanto. Potrebbero fare tante cose, ma non fanno niente. Basta vedere com'è Capo Verde oggi. Non intendo dire che lo sviluppo di un paese dipenda dal numero di infrastrutture o robe del genere, ma dall'educazione, cultura e tradizione.”
Q: “ Pensi che devono investire nell'educazione?”
V: “ Si, l'educazione di una volta era una parte costante di noi, ma si è persa nel tempo. Ma sinceramente ora Capo Verde ha più bisogno di sicurezza. La criminalità è aumentata! Vedi se non hai i documenti qui, ti fanno storie. Giù non importa di dove sei, italiani o no, non c'è nessun controllo. Tutti fanno quello che vogliono. Dieci anni fa Capo Verde era un paese tranquillo, ora con il turismo sta avendo un'espansione rapida e senza controllo. Pedra de Lume è rimasto comunque il mio piccolo angolo di paradiso. A volte la gente di Sal ti chiede cosa trovo di bello lì, rispondo sempre che non c'è niente, ma allo stesso tempo c'è tutto, cioè, c'è la tranquillità, pace...”
Q: “ La politica in Italia?”
V: “ No comment...”
Q: “ Perché?”
V: “ Non potrei rispondere. Comunque, secondo me si dovrebbero cambiare tante cose, non solo per gli stranieri ma soprattutto per gli italiani. Penso che sia giusto che chi è a casa sua abbia più diritti, ma neanche questo succede...figurati per noi stranieri. Penso che non basti un tot di persone per decidere per tutti”
Q: “ La democrazia esiste?”
V: “ (ride) Magari da qualche parte si, ma non so dove. Ho lavorato per il PDL, ma la libertà me l'hanno levata.”
Q: “Spiegati meglio.”
V: “ Nel senso che ho lavorato facendo volantinaggio per le elezioni. Un giorno ho portato i miei documenti insieme alla busta paga all'ufficio del responsabile per fare i conti. Ho lasciato tutto lì e quando sono tornato erano spariti, quindi senza i documenti non potrei fare il rinnovo del permesso di soggiorno per un certo periodo.”
Q: “ Tra un po' la nostra intervista diventa un romanzo...”
V: (ride)... Eh si, avrei tanto da dire.”
Q: “Pensi al futuro?”
V: “ Penso più al presente, il futuro lo vedo troppo lontano.”
Q: “ La comunità capoverdiana a Genova?”
V: “ (Silenzio)... non esiste! Questa domanda una volta me l'ha fatta un signore senegalese che vive qui da tantissimo tempo e che frequentava sempre la nostra comunità. Mi disse : “ La comunità capoverdiana di tanti anni fa era un gruppo unito, e secondo me avevano una certa eleganza nel comportarsi. Ora si è dispersa! Eravate pochi e spesso stavate con noi senegalesi. Tutti avevamo un lavoro fisso e ci vedevamo il giovedì e nel weekend. Dov'è finita questa bella comunità di gente elegante?””
Q: “ Ha ragione il signore?”
V: “ Penso che un po' di verità ci sia. Comunque le persone cambiano e la gente non ha più un lavoro fisso. Ora siamo solo noi giovani e con meno possibilità di realizzarci. Mi ricordo che quando sono arrivato in Italia, tutti andavamo in chiesa alla domenica ed era un modo per ritrovarci insieme, ma ora non si fa più. I ragazzi giovani cosa vanno a fare in chiesa?!!!”
Q: “ Quindi nessuno crede in Dio come una volta? E tu?”
V: “ Non si tratta di credere o no, forse la gente andava perché era l'unico modo per ritrovarsi tutti insieme. Quanto a me, se credo in Dio? (ride) credo nel buono e mi basta questo!”
Q: “ Vai d'accordo con le altre comunità straniere a Genova?”
V: “ Vado d'accordo con tutti, ho più amici italiani perché sono i miei ex compagni di classe.”
Q: “ A scuola quanti stranieri eravate?”
V: “ Di colore solo io...ma c'erano altri ragazzi di altri paesi.”
Q: “ Esiste il razzismo in Italia?”
V: “ Non è razzismo quello che vediamo oggi, è l'ignoranza o il fatto di non conoscere quello che è “diverso da te” che porta al razzismo. Ora si parla della discriminazione razziale, fra un paio di anni si parlerà della posizione sociale; ci sarà una discriminazione più forte di quello che si vede oggi.”
Q: “ E tu sei razzista?”
V: “ No, mi piace conoscere il prossimo.”
Q: “ Siamo arrivati alla fine, vuoi aggiungere qualcosa?”
( dopo questa domanda ho pensato che l'intervista fosse finita, ma quello che vedevo è che Valdir aveva ancora voglia di dire quello che pensava. Forse dentro di sé sentiva il bisogno di aprirsi, raccontare la sua storia al mondo. Voleva urlare al mondo e dire ci sono anch'io; anch'io ho da raccontare, ascoltatemi.... vi sto aprendo il mio cuore, non capiterà spesso quest'occasione. Anch'io mi stavo “innamorando” delle sue parole e gli avevo dedicato tutta la mia attenzione. Confesso che non lo volevo lasciare andare via.)
V: “ Ne ho tanto da dire, se vuoi possiamo vederci ancora una volta.”
Q: “ Dicono che casa tua è dove ti trovi ora...e il tuo presente è qui. Sei d'accordo?”
V: “si!!!”
Q: “Senti, cosa ne pensi dei matrimoni misti?”
V: “ E' la cosa migliore, fra un paio di anni saremo tutti misti. Dobbiamo solo cercare di mantenere la nostra cultura e tradizione di origine. Non sbagliare come accade sempre, tipo il mio caso.”
Q: “ Quando morirai dove vorresti essere sepolto, qui o a Capo Verde?”
V: “ Non ha tanta importanza ma se dovessi scegliere, sceglierei Capo Verde. E' ovvio che dove sei nato, vorresti far ritorno anche da morto per chiudere il tuo ciclo di vita. Con i costi che ci sono per trasportare una salma, ne dubito che farò il ritorno giù (ride).”
Q: “ Quindi vedi una tua probabile fine qui?!”
V: “ No, il resto della mia fine...”
Q: “ Se fossi rimasto a Capo Verde, come immagini la tua vita lì?”
V: “ Sicuramente avrei già una famiglia e sarei stato un po' irresponsabile (ride). Certe esperienze che ho fatto qui non le avrei fatte là nel bene e nel male.”
Q: “ Una conclusione rapida perché forse i nostri lettori hanno letto tanto e vorrebbero una fine di questo nostro “romanzo”.”
V: “Fammi una domanda bella, nei romanzi o nelle storie d'amore tutto finisce bene.”
Q: “ Parlami della musica di Capo Verde, quando l'ascolti cosa senti?”
V: “ Mi fa ricordare le mie origini, fa parte di me come qualcosa che mi appartiene.”
Q: “Ti ringrazio Valdir e ti auguro una vita piena di belle cose e successi.”
V: “ Grazie a te per il tempo che hai perso...”
Q: Niente è perso, tutto va come deve andare e niente accade per caso. Ars longa, vita brevis ( Arte lunga, vita breve), bisogna essere degli artisti perché la nostra vita è così breve. Dobbiamo far ritorno alla vera arte... la vita!”





Intervista a Rui Cruz: 













Fortuna fortes metuit, ignavos premit

Rui Cruz è un giovane capoverdiano, nato sull'isola di Santo Antao, nella città di Porto Novo.
Arriva in Italia nel dicembre del 2005 per ricongiungersi con la famiglia, e qui finisce i suoi studi.
Vive con la madre e tre fratelli (un fratello e due sorelle); lui è il fratello maggiore, ha 23 anni e si è diplomato nell'istituto nautico di San Giorgio a Genova nel 2010.
Parla fluentemente tre lingue: portoghese, italiano e inglese... nonchè il dialetto della sua bella e amata isola.
Attualmente sta cercando lavoro. Nel 2011 ha partecipato al congresso “ V congresso dos quadros Cabo-verdianos”- “L'identità come fattore di sviluppo” svoltosi a Capo Verde; questo congresso gli ha portato dei benefici: ha avuto la possibilità di fare un corso all'istituto nautico “ISECMAR”
nell'isola di Sao Vicente.
E' iscritto al “Collegio Nazionale Capitani” lungo corso e macchina a Genova.
Una volta diplomato ha avuto difficoltà ad esercitare la sua professione perché non aveva la cittadinanza italiana, ma quest'anno, fortunatamente le leggi son cambiate: anche se non ha ancora la cittadinanza può lavorare qui e fuori dell'Italia, dipende soltanto della decisione dell'armatore.
Parlando con Rui ho scoperto un ragazzo con degli obiettivi ben precisi e delineati per il suo futuro. Un ragazzo con delle idee chiare che cerca di fare le cose in modo sintetico sempre con pizzico d'ironia. E' scherzoso e simpatico, pieno di entusiasmo, con gli occhi puntati verso un futuro migliore e prosperoso.
Qui ci racconta la sua storia:

Q : “My brother, raccontami la tua esperienza in Italia”.
R : “La mia esperienza in Italia fino ad ora è positiva, ho conosciuto tantissime persone, e soprattutto ho amici sia italiani che non”.
Q : “ Cosa ne pensi dell'integrazione?”
R : “ Quando si parla di integrazione, posso dire che da parte mia c'è stata. Non ho mai avuto problemi ad inserirmi nella società genovese. Genova come città è abbastanza tranquilla, bellissima città di mare con i suoi carruggi. E in qualche modo “sostituisce” Capo Verde”.
Q : “ Pensi che Genova possa offrire buone opportunità?”
R : “ Genova offre delle opportunità, ma sei tu che devi andarle a cercare, niente è gratuito , niente cade dal cielo. Per i giovani stranieri c'è sempre spazio, ma spesso accade che son questi ragazzi che non hanno voglia di fare niente, di conoscere ed aprirsi verso la città che li ospita. Da sottolineare che anche il paese di provenienza di un immigrato gioca un ruolo fondamentale, se sono aperti lì lo saranno anche qui e vice-versa”.
Q : “Sai, non tutti la pensano come te, ma piuttosto che Genova non offre niente ai giovani e soprattutto ai giovani stranieri”.
R : “Non tutto sono rose e fiori, e di questo ne sono cosciente, infatti cerco di guardare la vita con gli occhi di un osservatore paziente. Il mio più grande sogno è diventare un capitano di marina mercantile...quindi speriamo...”
Q : “Che progetti hai per il futuro?”
R : “Ho delle idee/ progetti che vorrei realizzare a Capo Verde, ma non dico niente...è un segreto! Devo ancora valutare tante situazioni e quali di essi mi conviene.
I miei giorni li vivo pienamente e con la speranza di un futuro migliore, anche se so che tutto è incerto in questo mondo... bisogna pensare sempre positivo.
Secondo me, tutti i giorni si impara una cosa nuova da mettere nel tuo cassetto per poi tirarla fuori quando ne avrai bisogno. Non credo di saper tutto, cioè, non sono un ragazzo presuntuoso... so soltanto che sono qui per imparare”.
Q : “In qualche istante della tua vita, ripensi a Capo Verde e ad una vita là?”
R: “Mi manca Capo Verde, la mia isola, la mia gente...ma sinceramente ci ritornerei solo per andarci in vacanza. Mi piacerebbe girare il mondo ed ecco perché ho scelto di fare il nautico. Vorrei correre come un uccellino libero, non restare in gabbia e guardare l'orizzonte con curiosità perché dietro magari c'è qualcosa che mi aspetta”.
Q : “In sintesi chi è Rui?”
R : “Posso dire che sono un ragazzo abbastanza chiuso, ma dipende della situazione o luogo in cui mi trovo. A volte sono introverso, a volte no... .Non mollo mai, neanche davanti ad ogni ostacolo che trovo sulla mia strada; anche nei momenti più brutti cerco sempre di sorridere. Il sorriso ti aiuta tanto per superare la tua giornata”.
Q : “Riguardo alla comunità capoverdiana a Genova, cosa ne pensi?”
R : “La comunità capoverdiana qui è molto piccola, e comunque tra di noi non siamo molto uniti. Forse perché veniamo da isole diverse. I ragazzi di Capo Verde hanno dei talenti, ma non li sfruttano. E quindi frequento poco la comunità capoverdiana”.
Q : “Abbiamo creato un blog per l'Associazione Italo-capoverdiana, per dare spazio ad ogni commento o idea sulla cultura e tradizioni capoverdiane, cosa ne pensi?”
R : “Alla domanda cosa ne penso del blog dell' Associazione italo-capoverdiana, risponderei che l'Associazione può fare tante cose e sicuramente ci aiuterà a ricordare il nostro paese, per non dimenticare da dove veniamo”.
Q : “Bene Rui abbiamo finito, ti ringrazio per il tuo tempo e la tua disponibilità, ti auguro un futuro brillante”.
R : “Qamar, grazie mille a te per avermi fatto raccontare la mia esperienza e per avermi fatto esprimere le mie opinioni. In bocca al lupo per il blog”.
Q : “Crepi il lupo!!!!”

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