mercoledì 17 ottobre 2012


In un'altra vita... ero capoverdiana

Capitolo I
Incontro con Sigmund

Spesso quando bevo il tè del diavolo (barbidjaca) cado in questo vortice che mi porta a rivivere la mia vita precedente. Non so se è il Diavolo che mi parla o se è Dio che mi sussurra che ho avuto tante vite, fra cui quella di essere nata nelle isole che un tempo appartenevano agli dei greci... le cosiddette isole di Macaronesia.
Cala il sipario e ritorno come tutte le volte su questa spiaggia di sabbia bianca a guardare le stelle e ad ascoltare il suono della chitarra del mio amico Pedro. I miei amici mi chiedono: “manera, tud dret?” e io rispondo “ tud fixe!” .
In certe occasioni mi allontanavo e andavo verso la riva per ascoltare da vicino il rumore delle onde, spesso mi sentivo come Penelope che aspettava di rivedere il suo Ulisse.
La canzone che spesso cantiamo e suoniamo è quella “ 'm cria ser poeta “ di Paulino Vieira, c'è chi balla, chi piange, chi ride...insomma questa canzone provoca in tutti noi un sentimento diverso.
Quando non si canta, Joao ci racconta storie degli spiriti, streghe, “catchorrona”/ specie di lupo mannaro, scheletri che cammino a zig zag e si spezzano in frantumi , “massonque”/ massone, e tante altre. Brividi di paura mi attraversano la schiena ma non voglio e non vorrei mai che smettesse di raccontare. Torno a casa da sola pensando a quelle storie e nella mente riaffiorano tutte le paure. Inizio a correre perché dietro di me sento dei passi che non sono i miei, la paura è tanta e non voglio girarmi per controllare. Per fortuna c'è Maya il mio cane e mi sento più protetta, infatti quando Maya mi è venuta in contro non ho più sentito quei passi. C'è n'è ancora di strada da fare per arrivare alla mia casetta in mezzo al bosco.
Il bosco è fitto, la strada è sterrata, e sento il fruscìo delle foglie.
Un silenzio di tomba! Siamo solo io e Maya. Anche lei è inquieta, ma non emette nessun latrato, scruta ogni piccolo movimento sospetto.
Siamo quasi vicino a casa, si intravede la luce che proviene dalla cucina, dove mamma, ogni sera, prima di andare a letto, cuce e recita il rosario. Chissà se il mio fratellino sta dormendo, ogni sera mi aspetta per ascoltare la favola della buonanotte Ti Lobo e Chibinho.
Ad un tratto Maya si ferma di colpo, non vuole più proseguire.
Faccio due tre passi in avanti ma Maya è sempre lì nello stesso punto e inizia a ringhiare.
I miei battiti cardiaci iniziano ad accelerare, comincio a tremare, all' improvviso ho freddo, c' è qualcosa nell'aria che non mi piace.
Non so se andare avanti, o iniziare a correre o urlare. Cosa sta succedendo? Le mie gambe sembrano paralizzate, mi guardo intorno e la scena cambia improvvisamente.
Tutto è diventato buio, sento dei passi venire verso di me ma non vedo niente.
I passi non sono più due, si moltiplicano, sento delle risate, risate che sembrano lame che ti trafiggono l' anima. Maya ringhia sempre più forte, le fronde degli alberi sembrano impazzite.
Torno indietro verso Maya perchè ho paura e mi inchino per abbracciarla. Ad un tratto sento qualcosa/qualcuno che mi salta sulla schiena, non riesco a muovermi. Il cane rizza il pelo e mi salta addosso. Cado, Maya rotola come per lottare a terra ma non vedo niente. Le risate sono sempre più forti e vicine, sento battiti di piedi, mi sento accerchiata.
Vorrei pregare ma so che le preghiere ora non servono a niente, nessuno mi può aiutare. Perdo i sensi.
Quando rinvengo, sento la voce di mia madre e apro gli occhi. È mattina.
Mi alzo e corro verso mia madre piangendo, la abbraccio e mi viene in mente Maya.
Mi giro per cercarla ma è sdraiata per terra.
La chiamo ma lei non si muove, è ferma. Le vado incontro e capisco che Maya è morta.
Maya mi ha salvata, non so da chi o da che cosa ma di per certo so che stanotte è successo qualcosa.
A quello che è successo quello che ho visto, quello che ho sentito non c è una spiegazione logica.
Torno a casa piangendo e mi sdraio sul letto.
Mi risveglio e mi ritrovo in uno studio, sono con il mio amico Sigmund.
Ero in Austria per lavoro e sapendo che anche lui era lì sono andata a salutarlo.
L' ultima volta che c'eravamo visti 5 anni prima eravamo in Svizzera.
Quando sono arrivata nel suo studio mi ha offerto un tè di questa pianta che il suo amico capitano George Roberts aveva portato dai suoi viaggi a Capo Verde, questa pianta per qualcuno si chiamava barbidjaca per altri tè del diavolo.
Dopo averlo bevuto, il mio ultimo ricordo era il libro dell'Odissea appoggiato sulla scrivania.
Sono caduta in uno stato ipnotico.
La vita è un teatro, tutto è in continuo movimento e mutamento le sensazioni e le emozioni sono parte di un sistema cosmico che nessuno può controllare.

Afrah  F.

martedì 2 ottobre 2012

Terre lontane

Tutto scorre velocemente
i ricordi vanno e vengono,
ogni posto profuma di ricordi.

Terre sbattute e polvere alzate.

Piedi nudi camminano
su queste terre sperdute,
nell'oceano feroce.

Acqua dolce e salata,
sabbia bianca e nera,
che si uniscono con la
terra degli dei.

Gente di altri mondi,
gente di altri cieli,
tutti insieme per sentire
il richiamo della vita.

Dolci ricordi...
 non svaniscono mai...
Possa questa terra sognare per sempre.


Qamar S. A.



 





venerdì 20 luglio 2012

Reliquie

Le barche di un tempo.... Capo Verde
di Daniel Monteiro


Porton di nos ilhas/ Porta delle nostre isole

La storia di Capo Verde inizia qui.... Cidade Velha- Santiago


mercoledì 18 luglio 2012



A ilha do Sal

Por detras destas terras aridas
se escondem mil segredos
por detras desta pequena ilha
se esconde o brilho do mar, do céu....

ai, ilha do Sal!
minha menina, solitaria
traquina e curiosa que passa
a vida a brincar com os meus sentimentos

... caminhando nesses caminhos tortos e secos
encontro a paz na minha alma
ollhando para este céu magnifico
vejos os meus olhos retratados

ouço o vento que canta a melodia
da minha alma
quando ponho os pés nesta areia
quente e macia
invade-se-me a alma de um sentimento de prazer

quando caio nesta àgua limpida 
e azul esverdeado embargo num sonho
que nao tem fim e liberto os meus pensamentos

Ai, ilha do Sal!...
Qamar


Traduzione:

L' isola di Sal 

Dietro queste terre aride
si nascondono mille segreti
dietro questa piccola isola
si nasconde lo splendore del mare, del cielo...

ah, isola di Sal!
mia bambina, solitaria
birecchina e curiosa che passa
la vita a giocare con i miei sentimenti

... camminando in questi cammini contorti e secchi
trovo la pace nella mia anima
guardando questo cielo magnifico
vedo i miei occhi disegnati

ascolto il vento che canta la melodia
della mia vita.
quando appoggio i piedi su questa sabbia
calda e vellutata
mi pervade l'anima di un sentimento
di piacere

quando tuffo in quest'acqua limpida
e blu verdrasto imbarco in un sogno
che non ha un fine e libero i miei
pensieri.

Ah, isola di Sal!...

Qamar  S. A.

martedì 17 luglio 2012

Os Mandingas 
di Adilson Ramos


venerdì 1 giugno 2012

Escudos de Cabo Verde (la moneta capoverdiana)...dal 1977

La banca centrale di Capo Verde nasce dopo l'indipendenza nel 1975; prima di tale evento esistevano soltanto due banche portoghesi: la Banca Ultramarino e la Banca di Fomento Nazionale. La banca Ultramarino per 111 anni fu la principale istituzione bancaria dell'arcipelago; nata nel 1865 nell'isola di Santiago, Praia, e successivamente nelle isole di Sao Vicente (1894) e di Sal (1948). Il primo luglio del 1977 la banca di Capo Verde messe in circolazione le prime banconote. Non vogliamo raccontare tutta la storia della nascita dello “escudos caboverdianos” ma, fare una piccola introduzione e presentarvi delle foto delle banconote e monete di Capo Verde. Le immagini sulle banconote e sulle monete sono ispirate agli uccelli, alle navi e alle piante, che simboleggiano: 
  •  Gli uccelli: nonostante il clima secco e tropicale, Capo Verde ha una particolare e singolare fauna. Molti di questi uccelli sono in via di estinzione, come anche la tartaruga. Si cerca di prevenire e proteggerli. 
  • Le navi: la posizione geografica di Capo Verde nel corso degli anni, che è di notevole importanza, e l' emigrazione dovuta alla mancanza di risorsi naturali. 
  • Le piante: l' influenza del Sahara e le condizioni climatiche non hanno impedito la nascita e crescita di piante e fiori particolari. Spesso i nomi delle piante e dei fiori vengono attribuiti in base alle superstizioni e tradizioni popolari.
Sulle banconote sono raffigurati anche i volti di personaggi importanti nella storia di Capo Verde come ad esempio Amilcar Cabral, Baltazar Lopes da Silva, Eugenio Tavares, etc...



domenica 6 maggio 2012


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Nel mondo di oggi... le donne sono viste.....

Spesso accade che le donne, soprattutto le ragazze, vengano catalogate come un essere non pensante. Come dare torto a questa idea guardando il mondo che ci circonda, ascoltando i messaggi che ci arrivano dai mass media o da qualsiasi altra fonte? Per fortuna non è così, ci sono ragazze che si distaccano da questa tendenza e che ragionano ancora con la loro testa e seguono il loro istinto.
Viviamo in un mondo dove il sapere è un “copia-incolla” ; tutto ruota intorno all' apparenza, immagine, consumismo, prevalere sugli altri e mai guardarsi dentro.
I desideri e gli obbiettivi devono essere per forza soddisfati al meglio creando un mondo stressato e depresso diventando vittime- carnefici di noi stessi.
Quando una ragazza si distingue dalla massa viene vista dagli altri come un essere non appartenente a questo pianeta, insomma una “sfigata”.
Cara “ragazza sfigata” la tua strada è lunga, difficile e tortuosa ma vedrai che sarai apprezzata nel tempo; perché avrai qualcosa da dire, raccontare e condividere in futuro.
I ragazzi di oggi, quei pochi che ancora durante una serata cercano di conquistare una ragazza invece di “devastarsi”, cosa vogliono? Nient'altro che un semplice passatempo..!!
In passato la donna cercava di rivendicare i suoi diritti ma non li ha pienamente conquistati.
Finchè si identificherà come un oggetto sessuale (perchè è questo che sta accadendo ora) non raggiungerà mai il posto che si merita.
La donna è il mistero, da qualche parte si crede che sia il volto femminile di Dio, la spada della verità, colei che cura tutti i mali con un bacio; con un abbraccio spegne ogni fuoco che brama, che affligge, è lei che dà la vita.
Dove sono finiti tutti questi valori ?.... si sono persi nel tempo? Noi, donne di oggi cosa vogliamo ? Cosa cerchiamo? Un' esistenza senza esistere?
Care ragazze, care donne, a noi hanno dato il potere di creare, procreare e tutto questo non ha alcun significato?
Il mondo dipende da noi, è il nostro compagno, camminiamo insieme in questo universo così grande e infinito.
Dobbiamo svegliarci !!!
Quando andiamo in giro quelle che vediamo non sono donne, ma una loro proiezione! Pensano di avere sensualità in base al vestito e alle scarpe che indossano, truccate “day by night” come maschere da circo, sembrano proprio fenomeni da baraccone! Non parlano più ma urlano come degli agnelli sgozzati. Tutto per richiamare l'attenzione! Ma di chi? This is a hell circus!
Aver cultura significa per molte: saper i gossip degli altri, apparire sulla homepage di facebook, dimostrare il proprio talento auto-distruggendosi, accettare commenti offensivi dai maschi per mettersi al loro livello.
Insomma quello che vogliamo dimostrare è che non siamo come tutte le altre, non vuol dire che siamo superiori, ma crediamo che le donne sono più di un semplice oggetto.
Nel mondo ci sono tante ragazze o donne sagge e piene di talento! Bisogna solo cercarle e ascoltarle!
Volere è potere, credere è costruire, essere se stesse è la chiave per l'esistenza femminile.
Afrah & Qamar

martedì 24 aprile 2012

Hino Nacional (Cantico da Liberdade)/ Inno di Capo Verde (Canto di Libertà)

Cantico da Liberdade

Canta irmao
Canta, meu irmao
Que a liberdade é hino
E o homem a certeza.

Com dignidade, enterra a semente
No po da ilha nua;
No despenhadeiro da vida
A esperança é do tamanho do mar
Que nos abraça.
Sentinela de mares e ventos
Perseverante,
Entre estrelas e o atlantico
Entoa o cantico da liberdade

Canta irmao
Canta, meu irmao
Que a liberdade é hino
E o homem a certeza.

Traduzione:

Canto di Libertà

Canta fratello
Canta, mio fratello
Che la libertà è inno
E l'uomo la certezza.

Con dignità, seppellisce il seme
Nella polvere dell'isola nuda;
Nel dirupo della vita 
La speranza è della grandezza del mare
Che ci abbraccia.
Sentinella di mare e venti
Perseverante
Fra le stelle e l'atlantico
Intona il canto di libertà.

Canta fratello
Canta, mio fratello
Che la libertà è inno
E l'uomo la certezza.









lunedì 16 aprile 2012

L' identità capoverdiana

Per la formazione della società capoverdiana contribuirono due elementi provenienti da due aree geografiche: quello del continente europeo e quello del continente africano.
Gli europei erano: portoghesi, castigliani, genovesi e cristiani-ebrei provenienti del regno portoghese: quanto alle origine africane non si hanno molte notizie, poiché lo schiavo era considerato una merce come tante altre, valutato in base alla struttura fisica e non in base alla provenienza. Contava poco per la corona se erano Jalofos, balanta, mandinga, fula, manjaco o di qualsiasi altra etnia.
Nella società dell'epoca si contavo tre grandi gruppi: il primo i bianchi, il secondo gli africani liberi e "forros" ossia coloro che nascono da genitori già liberi, il terzo gli schiavi.
Bisogna sottolineare che molti schiavi riuscivano a fuggire nell'entroterra dell'isola, stabilendosi lì e formando un vero e proprio gruppo autonomo che nel tempo vennero chiamati "Rebelados/ Rabelados" (Rivoltosi), ancora oggi vivono lontani dalla città e dalla società.
Dalla continua fusione etno-culturale nasce quella che è oggi la cultura capoverdiana; il meticcio nato da questo incrocio è il primo a confrontarsi con le differenze culturali dei suoi genitori, nasce da una cultura ibrida senza un'identità ben definita che in un primo momento sarà divisa tra quella del padre (l'uomo europeo) e quella della madre (donna africana).
Il capoverdiano è chiamato "Creolo" termine diffuso nel XVI secolo da portoghesi e francesi per identificare i nati nelle colonie, probabilmente è una parola di derivazione latina che significa nuovo, nuova creazione.
Quindi nasce dalla fusione di due culture completamente diverse: da un lato quella prepotente e con manie di espansione, di conquistare il mondo e dall'altra quella pacifica, chiusa nelle sue tradizioni e cultura.
Per questo l'uomo capoverdiano si sente disorientato, perso senza un'identità bene delineata ma allo stesso tempo questa fusione lo rende forte a tal punto di credere i essere diverso dagli africani continentali rifiutando le origini portoghesi sentendosi un popolo o una cultura nuova, creola.
Non riguarda il colore della pelle questo fatto di sentirsi diverso ma riguarda la coscienza interiore di ognuno nel senso di avere qualcosa in più degli altri come due tipi di sangue diversi che scorrono nelle stesse vene, sentendo un essere libero di ogni condizionamento.
L'identità capoverdiana oggi è molto discussa dagli studiosi e dalla società stessa; ognuno dà la sua definizione in base a un punto di vista non oggettivo ma soggettivo.