lunedì 29 ottobre 2012
Cronaca di una realtà
triste
( La nascita di piccoli
gruppi razzisti sul web nelle isole di Capo Verde e il turismo
eccessivo)
Parte 1
E' un periodo che mi capita
di leggere su alcune pagine/ gruppi del social network Facebook
commenti razziali verso i capoverdiani del sud e la nostalgia dei bei
tempi... quando ancora Capo Verde era una colonia portoghese. Amilcar
Cabral per molti è stato un ladro, uno che ha rovinato l'esistenza
del popolo capoverdiano e che non doveva assolutamente combattere per
l'indipendenza del paese. Ma perché ho deciso di scrivere tutto ciò?
Sembra una cosa da poco, un piccolo gruppo di persone che scrive
questo genere di cose non sono da prendere in considerazione, intanto
non stanno facendo del male a nessuno, giusto? Perché perdere del
tempo con questa gente ignorante che non ha niente da fare?
Ecco, così pensano molte
persone quando parlo con loro di questo fatto o realtà. Traduco due
righe che ho letto:
“Ah
Sal... quêm te viu antes, como a pérola do Atlântico, a colónia
dos portugueses e quêm te vê agora como a colónia, quintal dos
badius, a galinha de ovos de ouro dos santiagueiros, república de
banana...? Abaixo a ocupação, a exploração e o colonialismo dos
badius, e a sua embaixada no Espargo, Câmara Municipal do Espargo.
Viva o Muncípio de Santa Maria! UNIDOS JAMAIS SEREMOS ENGANADOS
PELOS NOSSOS DITADORES E LADRÕES! VENCEREMOS SEMPRE!
“
“ Ah
Sal, chi ti ha visto prima, come perla dell'Atlantico, la colonia dei
portoghesi e chi ti vede ora come colonia, cortile dei badius, la
gallina d' oro dei santiagueiros, repubblica di banana? Abbasso
l'occupazione e il colonialismo dei badius, e la loro ambasciata è a
Espargos. Viva il municipio di Santa Maria! UNITI, MAI SAREMO
INGANNATI PER I NOSTRI DITTATORI E LADRI! VINCEREMO SEMPRE!”
Questa
frase è uno dei post che possiamo trovare, ce ne sono tanti altri, i
commenti sono pesanti e non solo di una persona, ma di tantissime e
sono soprattutto di giovani.
Badiu
significa in portoghese Vadio/vagabundo che tradotto vuole dire
vagabondo. Questo appellativo nasce ai tempi del colonialismo ( di
questo si parlerà in futuro), ed è stato attribuito alla gente di
Santiago. Con il passare degli anni è diventato un termine
discriminatorio. Santiangueiros significa le persone nate a Santiago.
Queste
pagine all' inizio venivano create con l'unico scopo di rivendicare i
diritti del popolo capoverdiano, contro i tagli dell'energia
elettrica che sono sempre più frequenti nelle isole e la mancanza
d'acqua soprattutto nel periodo estivo a causa dell'elevato consumo e
della grande richiesta da parte degli alberghi. Insomma fino a qui ci
siamo, ma poi queste pagine diventano una sorta di meccanismo crudele
per attaccare le persone e più va avanti la cosa, più il numero di
persone che cadono in simili errori...aumenta! Scenari razziali,
insulti e poco rispetto alla propria storia.
C'è
sempre stato il conflitto tra nord e sud a Capo Verde, quelli di
Barlavento si proclamano superiori a quelli di Sotavento, in base a
che cosa?...non si sa; e quelli di Sotavento si ribellano a tal punto
che anche loro iniziano a proclamarsi superiori a quelli di
Barlavento....quindi nascono le solite barzellette, canzoni contro
l'uno e l'altro. Diciamo che è quello che accade qui in Italia e nel
resto del mondo. Per questo l'umanità ancora non ha raggiunto lo
stato di Nirvana. l'illuminazione e nel frattempo continua a
barcollare nell' ignoranza.
Fino
a qui non sto dicendo niente di nuovo, forse, però facciamo un salto
di dieci anni fa o più e vediamo come era Capo Verde prima del 2000.
Era
il posto più tranquillo del mondo, la pace era l'undicesimo
comandamento per i capoverdiani. Si usciva alla sera da soli e si
tornava in piena notte da soli, camminando tra le strade e i vicoli
senza paura... ci si conosceva tutti quanti, anzi avevi paura che
qualche vicino ti vedesse ritornare a casa ad una certa ora, perché
il giorno dopo tutti avrebbero saputo in che condizioni eri tornata a
casa.
I
furti??? Uno su cento succedeva, qualcuno rubava una gallina o
qualcosa al supermercato... niente di più.
Ah,
dimenticavo gli omicidi che a volte capitavano erano per motivi di
gelosia, cose che accadevano una volta all'anno per fare parlare la
gente. Per mesi la gente aveva da parlare e le donne pettegole ( che
chiamo “ As Chefias” , da chefe che significa capo/ boss).
Il
turismo è sempre esistito nelle isole ma fino ad oggi non si era mai
visto un'esplosione simile.
I
principali turisti erano: i portoghesi, i tedeschi, i russi, gli
italiani, gli spagnoli... finché un giorno arrivò un investitore
italiano e tutto cambiò.
I
giovani finito la scuola andavano a studiare all'estero ( borse di
studio per Portogallo, Russia, Austria, Germania, Cuba, Brasile...) e
poi tornavano a Capo Verde per lavorare.
Il
capo famiglia nella società capoverdiana è sempre stata la donna.
Gli uomini andavano via, emigravano, e rimanevano a casa le donne con
i figli.
Come
dappertutto, c'era quello più ricco e quello più povero; quartieri
di gente ricca e quartieri di gente povera. I ricchi stavano nelle
zone più belle e i più poveri dove capitava... qui e là.
Capo
Verde faceva parte dei paesi del terzo mondo ( un giorno mi
piacerebbe capire con che diritto e con che metodi si capisce che un
paese è più sviluppato dell'altro. Perché uno è più avanti
tecnologicamente? E il progresso di un paese si misura in base alla
tecnologia?... credo che l'uomo ha ancora da imparare) e quindi
riceveva continuamente la beneficenza della Banca Mondiale e del FMI.
Avevamo
due o tre alberghi sparsi per le isole, ancora non erano arrivati gli
alberghi di lusso a cinque stelle.
Ma
siccome il mondo non è finito nel 2000, le porte delle isole si sono
aperte al mondo e all'investimento turistico. Iniziano ad arrivare
tantissimi investitori italiani, uno dopo l'altro; poi arrivano gli
spagnoli insieme ai cugini portoghesi, e tanti altri. Bisogna dire
che il governo insieme agli altri partiti, dopo una lunga e faticosa
discussione, decidono di far una bella pubblicità del paese ai nuovi
investitori: “ Se vuoi investire a Capo Verde, per ben dieci anni
non paghi le tasse e dopo questi anni te ne puoi anche andare... no
prolem!”
Il
popolo capoverdiano inizia a guadagnarsi dei soldini in più, tutti
hanno un lavoro fisso con uno stipendio. Viva, ce l'abbiamo fatta!
Finalmente si respira un po' d'aria. Ma come dargli torto? Anch'io la
pensavo come loro, finché un giorno ho capito che chi ci guadagnava
non era il capoverdiano ma gli altri. Inizia anche l'immigrazione tra
isole, le persone iniziano ad andare dove c'è più offerta di
lavoro.
Non
voglio dire che il turismo non sia una cosa positiva, ma diventa
negativa quando diventa eccessiva. Quando distruggono paesaggi
meravigliosi e selvaggi per costruire palazzi, quando la popolazione
locale viene sfruttata. Ed è quello che sta accadendo oggi giù e
non solo...
Qamar S. Andrade
giovedì 25 ottobre 2012
RACCONTO
“Aguas Verdes, la via dell’acqua” di
Clara Ugricich
Praia,
capitale della repubblica di Capo Verde. Appena fuori dal centro
storico di case in stile coloniale, i nuovi palazzi scintillanti
sembrano cresciuti tra un intreccio di strade polverose. Una città
stretta nella morsa della grande periferia che ancora conserva il
gusto delle tradizioni tra case di pietra e mattoni e barche colorate
appoggiate sulla spiaggia. In ogni direzione dondolano donne che
portano grossi cesti sulla testa, arrivano o vanno al mercato,
qualcuna per vendere e qualcun'altra per comprare. Sulla strada
principale il traffico è caotico e rumoroso, le auto sfrecciano
sull’asfalto. Nelle polverose vie secondarie le galline razzolano
accompagnate dalle risate dei bambini che si rincorrono e i grugniti
dei maiali che raspano la terra tra le pietre del selciato.
Da questo groviglio di colori e odori partono piccoli pulmini sovraffollati che scivolano veloci su un tappeto di pietre nere lungo 12 km di costa rocciosa che porta a Cidade Velha (ora rinominata Ribeira Grande come era anticamente chiamata).
Le pietre della strada spesso si spostano o saltano via lasciando grossi buchi, l’abilità del conducente sta nell’evitarli con brusche sterzate e i passeggeri si lasciano cullare tranquilli dai sobbalzi del mezzo al ritmo incalzante delll’autoradio. Nel sali e scendi del percorso si susseguono per vari kilometri visioni di crateri lunari, altipiani infiniti di terra rossiccia, scogliere spumeggianti, il blu dell’oceano, pochissime case.
Poco prima di entrare nel paese, da un altopiano brullo e polveroso si affacciano le spoglie della fortezza di S. Filipe che nel cinquecento fungeva da difesa contro gli attacchi dei pirati dominando dall’alto la baia di Cidade Velha. Cidade Velha è stata la prima capitale portoghese in Africa.
E’ davanti a questa baia che intorno al 1460 un Italiano, al servizio della Corona portoghese, (Antonio da Noli) e un Portoghese (Diogo Gomes), gettarono le ancore dando inizio alla scoperta e al popolamento delle isole di Capo Verde.
Qui avvennero i primi contatti tra europei e africani e questo incontro generò la nascita di un nuovo popolo: il popolo creolo.
Oggi Cidade Velha è solo un villaggio di pescatori dal glorioso passato. Sulla piccola spiaggia di rocce nere, lambite da potenti onde, riposano barche colorate e reti per la pesca. Le case di pietra adagiate sugli scogli guardano verso l’orizzonte lattiginoso dell’Oceano. In ogni casa c’è un piccolo tesoro di fotografie stropicciate: figli lontani, nipoti mai conosciuti, uomini e donne che sorridono da terre lontane.
Al centro della piazza svetta il pelourinho, una colonna di marmo con ganci di ferro arrugginito, triste testimone di tempi oscuri, che fu in origine luogo destinato all'esposizione, la vendita e il castigo degli schiavi, ora diventato punto di ritrovo per i giovani del villaggio.
Dalla piazza partono antichi viottoli lastricati di pietra nera, alcuni seguono la costa arrampicandosi sul sali e scendi delle scogliere, altri si inoltrano nella verdeggiante valle (ribeira) di Aguas Verdes. Aguas Verdes ha l’aspetto di una spaccatura verde tra altipiani aridi e ventosi di terra rossastra, un profondo canyon scavato da un antico fiume che fu deviato verso la città di Praia. All’origine del canyon c'è ancora una piccola sorgente; da lì germoglia una rigogliosa vegetazione tropicale che serpeggia per kilometri lungo il fondo della valle fino al mare tra le case di Cidade Velha.
Sotto questa parete di roccia gocciolante si recano tutti i giorni le donne e i bambini di Salineiro, le une cariche di panni da lavare e gli altri carichi di secchi e bottiglie da riempire con l'acqua.
Il villaggio di Salineiro si trova sull'altopiano polveroso e asciutto. Non c’è vegetazione, non c’è acqua, non c’è ombra al di fuori delle case di pietra e lamiera. Una fitta polvere rossastra ricopre qualsiasi cosa e tutto ha il colore della terra: case, bambini, maiali… Tra la terra spiccano solo i colori dei rifiuti non biodegradabili, quello che l’acqua non può sciogliere, quello che gli animali non possono mangiare: la plastica. Naturalmente qui non esistono né raccolta di rifiuti né discariche.
Da Salineiro donne e bambini scendono nella ribeira per approvigionarsi di acqua. Il sentiero che scende nel canyon è paragonabile ad un trekking piuttosto impegnativo, ma i bambini scivolano giù veloci e poi risalgono agili tra roccia e sassi, a piedi nudi o con sandali infradito, portando sulla testa pesanti secchi colmi di acqua.
Un brulicare di formichine seminude che scendono e risalgono continuamente lungo la parete rocciosa, con il loro prezioso bottino di acqua.
Avvicinandosi alla sorgente si incontrano innumerevoli panni colorati stesi ad asciugare sulle rocce. Tra la fitta vegetazione si odono gli schiamazzi delle donne, alcune intente a fare il bucato nelle pozze d'acqua e altre immerse in grandi tinozze per lavarsi. La presenza dell’acqua crea un luogo di ritrovo e di aggregazione, un’occasione per socializzare.
L’ombra della ricca vegetazione serpeggia da qui fino al mare tra grandi alberi di mango, papaia, baobab… Il panorama di Ribeira Grande che si gode dalle mura della Fortezza di S. Filipe è grandioso. Un deserto polveroso sovrasta un paradiso tropicale, per noi è il risveglio dei sensi, per la gente di Salineiro è la salvezza.
Da questo groviglio di colori e odori partono piccoli pulmini sovraffollati che scivolano veloci su un tappeto di pietre nere lungo 12 km di costa rocciosa che porta a Cidade Velha (ora rinominata Ribeira Grande come era anticamente chiamata).
Le pietre della strada spesso si spostano o saltano via lasciando grossi buchi, l’abilità del conducente sta nell’evitarli con brusche sterzate e i passeggeri si lasciano cullare tranquilli dai sobbalzi del mezzo al ritmo incalzante delll’autoradio. Nel sali e scendi del percorso si susseguono per vari kilometri visioni di crateri lunari, altipiani infiniti di terra rossiccia, scogliere spumeggianti, il blu dell’oceano, pochissime case.
Poco prima di entrare nel paese, da un altopiano brullo e polveroso si affacciano le spoglie della fortezza di S. Filipe che nel cinquecento fungeva da difesa contro gli attacchi dei pirati dominando dall’alto la baia di Cidade Velha. Cidade Velha è stata la prima capitale portoghese in Africa.
E’ davanti a questa baia che intorno al 1460 un Italiano, al servizio della Corona portoghese, (Antonio da Noli) e un Portoghese (Diogo Gomes), gettarono le ancore dando inizio alla scoperta e al popolamento delle isole di Capo Verde.
Qui avvennero i primi contatti tra europei e africani e questo incontro generò la nascita di un nuovo popolo: il popolo creolo.
Oggi Cidade Velha è solo un villaggio di pescatori dal glorioso passato. Sulla piccola spiaggia di rocce nere, lambite da potenti onde, riposano barche colorate e reti per la pesca. Le case di pietra adagiate sugli scogli guardano verso l’orizzonte lattiginoso dell’Oceano. In ogni casa c’è un piccolo tesoro di fotografie stropicciate: figli lontani, nipoti mai conosciuti, uomini e donne che sorridono da terre lontane.
Al centro della piazza svetta il pelourinho, una colonna di marmo con ganci di ferro arrugginito, triste testimone di tempi oscuri, che fu in origine luogo destinato all'esposizione, la vendita e il castigo degli schiavi, ora diventato punto di ritrovo per i giovani del villaggio.
Dalla piazza partono antichi viottoli lastricati di pietra nera, alcuni seguono la costa arrampicandosi sul sali e scendi delle scogliere, altri si inoltrano nella verdeggiante valle (ribeira) di Aguas Verdes. Aguas Verdes ha l’aspetto di una spaccatura verde tra altipiani aridi e ventosi di terra rossastra, un profondo canyon scavato da un antico fiume che fu deviato verso la città di Praia. All’origine del canyon c'è ancora una piccola sorgente; da lì germoglia una rigogliosa vegetazione tropicale che serpeggia per kilometri lungo il fondo della valle fino al mare tra le case di Cidade Velha.
Sotto questa parete di roccia gocciolante si recano tutti i giorni le donne e i bambini di Salineiro, le une cariche di panni da lavare e gli altri carichi di secchi e bottiglie da riempire con l'acqua.
Il villaggio di Salineiro si trova sull'altopiano polveroso e asciutto. Non c’è vegetazione, non c’è acqua, non c’è ombra al di fuori delle case di pietra e lamiera. Una fitta polvere rossastra ricopre qualsiasi cosa e tutto ha il colore della terra: case, bambini, maiali… Tra la terra spiccano solo i colori dei rifiuti non biodegradabili, quello che l’acqua non può sciogliere, quello che gli animali non possono mangiare: la plastica. Naturalmente qui non esistono né raccolta di rifiuti né discariche.
Da Salineiro donne e bambini scendono nella ribeira per approvigionarsi di acqua. Il sentiero che scende nel canyon è paragonabile ad un trekking piuttosto impegnativo, ma i bambini scivolano giù veloci e poi risalgono agili tra roccia e sassi, a piedi nudi o con sandali infradito, portando sulla testa pesanti secchi colmi di acqua.
Un brulicare di formichine seminude che scendono e risalgono continuamente lungo la parete rocciosa, con il loro prezioso bottino di acqua.
Avvicinandosi alla sorgente si incontrano innumerevoli panni colorati stesi ad asciugare sulle rocce. Tra la fitta vegetazione si odono gli schiamazzi delle donne, alcune intente a fare il bucato nelle pozze d'acqua e altre immerse in grandi tinozze per lavarsi. La presenza dell’acqua crea un luogo di ritrovo e di aggregazione, un’occasione per socializzare.
L’ombra della ricca vegetazione serpeggia da qui fino al mare tra grandi alberi di mango, papaia, baobab… Il panorama di Ribeira Grande che si gode dalle mura della Fortezza di S. Filipe è grandioso. Un deserto polveroso sovrasta un paradiso tropicale, per noi è il risveglio dei sensi, per la gente di Salineiro è la salvezza.
Clara
Ugricich
( Racconto
vincitore del concorso “7mates – compagni di viaggio 2008” )
7 Meraviglie Naturali di Capo Verde
Il 5 luglio 2012, in occasione della commemorazione dei 37 anni dell'indipendenza di Capo Verde, è stato presentato il progetto 7 Meraviglie Naturali di Capo Verde da "Rede de parlamentares para o Ambiente, Luta contra a Desertificaçao e Pobreza, RPALCDP" con l'obiettivo di far conoscere e proteggere la natura, ossia, il patrimonio naturale dell'arcipelago. I risultati nazionali verranno presentati nel dicembre del 2013.
mercoledì 17 ottobre 2012
In
un'altra vita... ero capoverdiana
Capitolo I
Incontro con Sigmund
Spesso
quando bevo il tè del diavolo (barbidjaca) cado in questo vortice
che mi porta a rivivere la mia vita precedente. Non so se è il
Diavolo che mi parla o se è Dio che mi sussurra che ho avuto tante
vite, fra cui quella di essere nata nelle isole che un tempo
appartenevano agli dei greci... le cosiddette isole di Macaronesia.
Cala il
sipario e ritorno come tutte le volte su questa spiaggia di sabbia
bianca a guardare le stelle e ad ascoltare il suono della chitarra
del mio amico Pedro. I miei amici mi chiedono: “manera, tud dret?”
e io rispondo “ tud fixe!” .
In certe
occasioni mi allontanavo e andavo verso la riva per ascoltare da
vicino il rumore delle onde, spesso mi sentivo come Penelope che
aspettava di rivedere il suo Ulisse.
La canzone
che spesso cantiamo e suoniamo è quella “ 'm cria ser poeta “
di Paulino Vieira, c'è chi balla, chi piange, chi ride...insomma
questa canzone provoca in tutti noi un sentimento diverso.
Quando non
si canta, Joao ci racconta storie degli spiriti, streghe,
“catchorrona”/ specie di lupo mannaro, scheletri che cammino a
zig zag e si spezzano in frantumi , “massonque”/ massone, e tante
altre. Brividi di paura mi attraversano la schiena ma non voglio e
non vorrei mai che smettesse di raccontare. Torno a casa da sola
pensando a quelle storie e nella mente riaffiorano tutte le paure.
Inizio a correre perché dietro di me sento dei passi che non sono i
miei, la paura è tanta e non voglio girarmi per controllare. Per
fortuna c'è Maya il mio cane e mi sento più protetta, infatti
quando Maya mi è venuta in contro non ho più sentito quei passi.
C'è n'è ancora di strada da fare per arrivare alla mia casetta in
mezzo al bosco.
Il bosco è
fitto, la strada è sterrata, e sento il fruscìo delle foglie.
Un silenzio
di tomba! Siamo solo io e Maya. Anche lei è inquieta, ma non emette
nessun latrato, scruta ogni piccolo movimento sospetto.
Siamo quasi
vicino a casa, si intravede la luce che proviene dalla cucina, dove
mamma, ogni sera, prima di andare a letto, cuce e recita il rosario.
Chissà se il mio fratellino sta dormendo, ogni sera mi aspetta per
ascoltare la favola della buonanotte Ti Lobo e Chibinho.
Ad un tratto
Maya si ferma di colpo, non vuole più proseguire.
Faccio due
tre passi in avanti ma Maya è sempre lì nello stesso punto e
inizia a ringhiare.
I miei
battiti cardiaci iniziano ad accelerare, comincio a tremare, all'
improvviso ho freddo, c' è qualcosa nell'aria che non mi piace.
Non so se andare avanti, o iniziare a correre o urlare. Cosa sta succedendo? Le
mie gambe sembrano paralizzate, mi guardo intorno e la scena cambia
improvvisamente.
Tutto è
diventato buio, sento dei passi venire verso di me ma non vedo
niente.
I passi non
sono più due, si moltiplicano, sento delle risate, risate che
sembrano lame che ti trafiggono l' anima. Maya ringhia sempre più
forte, le fronde degli alberi sembrano impazzite.
Torno
indietro verso Maya perchè ho paura e mi inchino per abbracciarla.
Ad un tratto sento qualcosa/qualcuno che mi salta sulla schiena, non
riesco a muovermi. Il cane rizza il pelo e mi salta addosso. Cado,
Maya rotola come per lottare a terra ma non vedo niente. Le risate
sono sempre più forti e vicine, sento battiti di piedi, mi sento
accerchiata.
Vorrei
pregare ma so che le preghiere ora non servono a niente, nessuno mi
può aiutare. Perdo i sensi.
Quando
rinvengo, sento la voce di mia madre e apro gli occhi. È mattina.
Mi alzo e
corro verso mia madre piangendo, la abbraccio e mi viene in mente
Maya.
Mi giro per
cercarla ma è sdraiata per terra.
La chiamo ma
lei non si muove, è ferma. Le vado incontro e capisco che Maya è
morta.
Maya mi ha
salvata, non so da chi o da che cosa ma di per certo so che stanotte
è successo qualcosa.
A quello che
è successo quello che ho visto, quello che ho sentito non c è una
spiegazione logica.
Torno a casa
piangendo e mi sdraio sul letto.
Mi risveglio
e mi ritrovo in uno studio, sono con il mio amico Sigmund.
Ero in Austria per lavoro e sapendo che anche lui era lì
sono andata a salutarlo.
L' ultima
volta che c'eravamo visti 5 anni prima eravamo in Svizzera.
Quando sono
arrivata nel suo studio mi ha offerto un tè di questa pianta che il
suo amico capitano George Roberts aveva portato dai suoi viaggi a
Capo Verde, questa pianta per qualcuno si chiamava barbidjaca per
altri tè del diavolo.
Dopo averlo
bevuto, il mio ultimo ricordo era il libro dell'Odissea appoggiato
sulla scrivania.
Sono caduta in uno stato ipnotico.
La vita è
un teatro, tutto è in continuo movimento e mutamento le sensazioni e
le emozioni sono parte di un sistema cosmico che nessuno può
controllare.
Afrah F.
martedì 2 ottobre 2012
Terre lontane
Tutto scorre velocemente
Tutto scorre velocemente
i ricordi vanno e vengono,
ogni posto profuma di ricordi.
Terre sbattute e polvere alzate.
Piedi nudi camminano
su queste terre sperdute,
nell'oceano feroce.
Acqua dolce e salata,
sabbia bianca e nera,
che si uniscono con la
terra degli dei.
Gente di altri mondi,
gente di altri cieli,
tutti insieme per sentire
il richiamo della vita.
Dolci ricordi...
non svaniscono mai...
Possa questa terra sognare per sempre.
Qamar S. A.
venerdì 20 luglio 2012
Reliquie
Le barche di un tempo.... Capo Verde
di Daniel Monteiro
Porton di nos ilhas/ Porta delle nostre isole
mercoledì 18 luglio 2012
A ilha do Sal
Por detras destas terras aridas
se escondem mil segredos
por detras desta pequena ilha
se esconde o brilho do mar, do céu....
ai, ilha do Sal!
minha menina, solitaria
traquina e curiosa que passa
a vida a brincar com os meus sentimentos
... caminhando nesses caminhos tortos e secos
encontro a paz na minha alma
ollhando para este céu magnifico
vejos os meus olhos retratados
ouço o vento que canta a melodia
da minha alma
quando ponho os pés nesta areia
quente e macia
invade-se-me a alma de um sentimento de prazer
quando caio nesta àgua limpida
e azul esverdeado embargo num sonho
que nao tem fim e liberto os meus pensamentos
Ai, ilha do Sal!...
Qamar
Traduzione:
L' isola di Sal
si nascondono mille segreti
dietro questa piccola isola
si nasconde lo splendore del mare, del cielo...
ah, isola di Sal!
mia bambina, solitaria
birecchina e curiosa che passa
la vita a giocare con i miei sentimenti
... camminando in questi cammini contorti e secchi
trovo la pace nella mia anima
guardando questo cielo magnifico
vedo i miei occhi disegnati
ascolto il vento che canta la melodia
della mia vita.
quando appoggio i piedi su questa sabbia
calda e vellutata
mi pervade l'anima di un sentimento
di piacere
quando tuffo in quest'acqua limpida
e blu verdrasto imbarco in un sogno
che non ha un fine e libero i miei
pensieri.
Ah, isola di Sal!...
Qamar S. A.
martedì 17 luglio 2012
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