martedì 6 novembre 2012


Cronaca di una realtà triste
( La nascita di piccoli gruppi razzisti sul web nelle isole di Capo Verde e il turismo eccessivo)

Parte 2


“ Eu sou um adpeto dos poderes de Verbo, e apesar de mim mesmo distorço a palavra de modo a que, nao mentindo, também nunca diga a verdade- e nao ha' maior mentira do que aquela que apenas, ligeiramente, se afasta da verdade. Pelos poderes de Hod consegue-se trazer tudo até nos- seduçao e hipnotismo, usando as palavras que sao engodo e anzol.”

“ Este mundo do terceiro anel periférico vive- tal como a maioria dos lugares que sao alvo de politicas de desenvolvimento e recipientes dos donativos- do que é lixo além-mar reciclado.”

“ Neste ermo africano, ninguém tem idade para ter filhos- nao ha jovens, apenas crianças carnivoras que se alimentam dos velhos, e velhos que parasitam os imbecis, os deficientes e também as crianças.”

Tratto dal libro “Perdido de Volta” di Miguel Gullander

Come vi avevo già detto nella prima parte della cronaca, Capo Verde inizia a svilupparsi così velocemente che certi aspetti della propria società non vengono notati... o forse nessuno li vuole vedere.
Inizia l'era degli investimenti, nuovi alberghi, nuove case con arredamenti di ultima generazione, nuovi palazzi ( nasce anche il condominio), arrivano nuove macchine di lusso, vengono costruiti tre aeroporti internazionali ( un arcipelago così piccolo con quattro aeroporti internazionali..???..). Più offerte nel mercato del lavoro. Vengono spazzati via tantissimi luoghi naturali; le saline di Pedra di Lume nell'isola di Sal (un patrimonio naturale) vengono vendute ad un imprenditore italiano.. questo è uno dei tanti esempi...
Nel frattempo cosa sta accadendo ai giovani capoverdiani? A cosa aspirano? Quali sono i loro sogni? Obiettivi? Ai bambini che il turista vede correre per i campi/strade con un sorriso magico, che futuro li aspetta?
Sapete, uno dei grandi errori che facciamo è andare in un paese che non è nostro e vedere tutto quello che appartiene a quella realtà con i nostri occhi. Ci sono realtà diverse fra loro, ogni realtà è diversa dall'altra; non si può parlare di una realtà che non si conosce. Conoscere non vuol dire andare in vacanza per una settimana in un mega albergo e pretendere di dare un giudizio a riguardo.
In Africa non hanno bisogno di compassione o pena, vedere un bambino che corre per la strada senza scarpe non vuol dire che non ha il cibo che li aspetta a casa. L' Africa ha bisogno di investimenti nel campo dell'educazione e salute, non di misere commiserazioni tipo : “ Povero bambino guarda come soffre! Mi dispiace tanto:” Parlare e piangere non aiutano gli altri, bisognerebbe agire.
I giovani capoverdiani iniziano ad “affrontare” una nuova realtà, si iniziano a scoprire nuovi mondi e nuove gente. A Capo Verde iniziano ad arrivare persone da tutte le parti del mondo, ognuna per un motivo diverso dall'altra:
  • Arrivano i turisti europei e non solo (“ah...belle spiagge, belle donne e begli uomini!!!”);
  • Arriva gente della costa africana ( ricerca di migliori condizioni di vita e a loro il mio massimo rispetto);
  • Investitori da ogni luogo del mondo (“vogliamo investire ed aiutare il piccolo paese senza risorsi naturali”);
  • Arrivano anche i cinesi e in ogni angolo delle città troviamo un negozio “from China”;
  • Arrivano anche “criminali/ delinquenti” rimpatriati dagli USA.
Quindi un mix di persone, culture che si mescolano tra loro come delle enormi turbine e svaniscono .
Aprono nuove discoteche, pub, ristoranti, bar.
Le feste iniziano alle 15:00 di un giorno e finiscono alle 10:00 del giorno dopo, soprattutto nel periodo estivo, e quindi la movida è sempre più “ da pesada” /potente come direbbe un capoverdiano. Le feste vanno dal lunedì al lunedì “ depois passa sabe, morre ca nada”/ dopo il divertimento, la morte non è niente in confronto...giovani che non si stancano mai! Devo dire che i giovani sono tutti dei grandi lavoratori, tutti cercano di lavorare e hanno questo senso di “responsibilità”; ma dovete sapere che, se un ragazzo viene invitato ad una festa e il giorno dopo deve alzarsi alle sei di mattina per andare al lavoro, non rimane a casa a dormire... va alla festa e alle sei si presenta al lavoro senza prima essere andato a riposare qualche ora a casa. “Ah, vida é um so!!!”/ la vita è una sola, perché non divertirci finché possiamo?
In questi ambienti, ovviamente, non mancano le droghe. Una volta si fumava solo la marijuana, ora abbiamo cocaina, eroina, crack e tante altre delizie che sono arrivate nel tempo. Un business e un piacere:”Sesso, Droga e Kuduro”!
Oh, quanti amici ho perso perché hanno scelto il cammino delle droghe?! Tantissimi!!! Ragazzi giovani con un futuro brillante davanti, ora vivono in un mondo buio senza più il controllo di sè stessi e delle loro emozioni o sentimenti.
Il fenomeno di piccoli giovani o bambini delinquenti per le strade è sempre esistito. A partire dagli anni 80 nascono a Capo Verde piccoli gruppi di ragazzi conosciuti come “Piratinhas” che commettevano piccoli delitti, piccoli furti per la strada principalmente nelle isole di Sao Vicente e Santiago.
Negli anni 90 a Santiago (Achada Grande) nasce un nuovo gruppo chiamato “netinhos de vovo” / nipoti della nonna che agivano soprattutto nei periodi di feste o eventi.
Nel 2000 nascono i cosiddetti “Thugs”, il termine viene importato dai ghetti nord americani attraverso il movimento Thug life creato dal rapper Tupac Shakur. Quindi la delinquenza giovanile aumenta con la nascita dei “Thugs” nei vari quartieri delle città soprattutto nelle isole di Santiago, Sal e Sao Vicente.
Ma tutto questo a che cosa è dovuto? Primo, se andiamo a vedere negli anni 90 Capo Verde ha avuto un elevata crescita economica, circa l' 8,4% di media annuale come afferma il testo: “Estrategia de crescimento e de Reduçao da Pobreza”, ma non abbastanza per coprire tutta la popolazione. L'arcipelago continua a crescere in maniera diseguale, la crescita economica non è equilibrata e la disoccupazione è ancora alta.
Spesso accade che alcuni giovani si trovano a vivere in condizioni economiche famigliari molto bassa, vivono nei quartieri bassi, case povere, e questo a volte causa loro dei problemi. Vengono discriminati perché abitano in questi luoghi. All'età di quindici anni sono obbligati a lasciare la scuola ma si ritrovano senza un lavoro. Esiste anche il problema del colore della pelle.. questioni razziali.
Per gli Europei tutti gli africani sono neri, a parte i magrebini, ma in Africa non è così! Ognuno ha il suo colore: bianco, mulatto/ creolo e nero. A Capo Verde funziona così e quindi ci sono delle distinzioni razziali. In questi quartieri poveri la percentuale di neri che vi abitano è più alta.
Dopo il 2000 iniziano ad arrivare un numero elevato delinquenti originari di Capo Verde rimpatriati dagli USA che si riuniscono creando nuovi gruppi di gangster. Si narra che il governo per fermare questo rimpatriato, ha firmato un accordo con gli USA.
L'accordo proposto degli USA è stato: “ Noi, non vi mandiamo più questi ragazzi ma in cambio vi mandiamo due terroristi”. Ora, che sia vero o no, nessuno lo sa... ma quando arrivi a Capo Verde tutti raccontano questo fatto. Forse è una delle leggende metropolitane o forse no... alcuni sostengono che uno dei terroristi parla oramai benissimo il creolo e che la gente lo va a trovare. Quello che si sa è che quando una voce gira tanto, un fondo di verità c'è! Ad ogni modo i nuovi arrivati a Capo Verde hanno creato un grande scompiglio nella società capoverdiana.
Torniamo ai nostri ragazzi e dimentichiamo la leggenda. Ci sono ragazzi di soli 15 anni che girano di notte per le strade colpendo e distruggendo ogni cosa che trovano nel loro cammino. Derubano persone con piccole armi bianche e a volta accade qualche omicidio.
Con la nascita dei gangster, i ragazzi iniziano ad usare parole inglesi che trasformano in una sorta di parole nuova creole, ad esempio la nascita del famoso termine creolo “Kasu bodi” proviene dallo slogan usato in America “your cash or your body” usato durante una rapina.
Sempre nel 2000 arriva la televisione brasiliana “Rede Record” .
Tra i tanti programmi trasmessi ce n' era uno molto particolare che si chiamava “Cidade Alerta”. Questo programma mostrava e seguiva i crimini nelle favelas, e come vivevano i gangster/ gruppi. Secondo me questo ha contribuito moltissimo alla nascita dei gruppi a Capo Verde. Questi ragazzi non avendo più un sogno, un modello da seguire, cercano un rifugio diverso.
Tanta gente non esce più di casa come una volta, nessuno cammina da solo per strada di sera o di notte e hanno paura.
Ma è colpa loro? E' colpa della società stessa? O è colpa delle entità politiche? Di chi è la colpa?
E la prostituzione? Esiste, oppure no? Certo che esiste.
Quando ero piccola nella mia isola esisteva solo una piccola casa di due o tre donne che si prostituivano e nessuno ne parlava.
Con il turismo i primi che iniziano a prostituirsi sono i maschi, ragazzi che in cambio vogliano una maglietta firmata, pantaloni firmati, qualche soldo in più in tasca e donne affamate di sesso che soddisfano ogni loro desiderio. Anche le ragazze cominciano pian piano a desiderare cose nuove e con la scusa che la famiglia è povera cadono in questo giro.
Vi racconto un episodio che mi è successo nel 2003 quando ero in vacanza:
“ Ero al mare, a Santa Maria nell'isola di Sal, con i miei amici. Mi piace fare camminate lunghe e avendo 8 km di sabbia bianca decisi di fare una piccola passeggiata da sola. Mi piace ascoltare il rumore delle onde che sbattono sulla sabbia mentre cammino. Mentre camminavo pensavo, immaginavo, sognavo....
A qualche metro da me vedevo i turisti sdraiati a prendere il sole o fare il bagno. A questo affollamento di persone ormai non ci facevo più caso, comunque mi tenevo sempre un pò lontana da loro . Al mio ritorno dalla passeggiata saluto i miei amici che stavano andando via e sono rimasta da sola... non volevo tornare a casa, mi piaceva stare lì. Non appena si sono allontanati arriva un signore senegalese. Stranamente inizia a parlare con me in italiano, questo fatto mi stupisce e gli dico che sono capoverdiana e che poteva parlare con me in creolo. E lui mi disse che pensava che io fossi italiana perché il mio creolo era diverso dagli altri e che mi aveva sentito parlare italiano al telefono. E io lì non ho potuto fare a meno che sparare un bel belin!!! L'uomo mi aveva anche sentito parlare al telefono. Dopo tanti discorsi e presentazioni, lui mi propose un business:
“ Un mio amico italiano, ti ha visto camminare poco fa e si è innamorato di te. Vuole sposarti e farti felice. Ti invita a cena stasera e sei la sua ospite in albergo, Ti darà tutto quello che vuoi, mentre io avrò in cambio 100 euro, accetti?”.
Wow, wow, wow... che proposta!! Un accordo? Una proposta? Un contratto con il Diavolo?
Ovviamente ho rifiutato la cosa, e tuttora penso a quell'accaduto! Quindi le cose funzionano anche così giù??!! E' tutto un mercato, vendere carne umana fresca al primo offerente?!
Bambine, ragazze, donne che offrono il loro corpo in cambio di una misera cena e di una promessa che non verrà mai realizzata. Uomini vecchi e pedofili che cercano la sorgente della gioventù tramite il sesso. Ragazze di 15 o 16 anni incinte e sole... il padre non c'è mai e rimane solo un ricordo di un avventura di sesso, forse un fantasma che si è dileguato nell'aria della notte.
Di fronte alle discoteche trovi donne nigeriane che si spacciano per donne capoverdiane del sud.... insomma un grande caos.
In ogni società del mondo accadono questi fatti, nessuna società è libera da queste realtà, tutti noi dobbiamo far fronte a questi problemi quotidianamente, ci sono persone fortunate e sfortunate, i ricchi e i poveri, case e baracche, il negativo e il positivo.
Capo Verde sta correndo troppo veloce a mio avviso e una parte della sua società sta soffrendo tanto e necessita di aiuto.
Ha bisogno di investimenti nell'ambito educativo, salute, formazione personale e il popolo capoverdiano deve imparare ad amare e rispettare la sua terra.

Come dice il poeta Luis de Camoes :

“ Mudam-se os tempos, mudam-se as vontades,
Muda-se o ser, muda-se a confiança;
Todo o mundo é composto de mudança,
Tomando sempre novas qualidades.

Continuamente vemos novidades,
Diferentes em tudo da esperança;
Do mal ficam as magoas na lembrança,
E do bem ( se algum houve) as saudades.”

Traduzione:

“Cambiano i tempi, cambiano le volontà,
Cambia l'essere. Cambia la fiducia;
Tutto il mondo è composto di cambiamento,
Prendendo sempre nuove qualità.

Continuamente vediamo novità,
Diverse in tutto dalla speranza;
Dal male rimangono le ferite nel ricordo.
E dal bene ( se ce stato alcun) le nostalgie.”

Tratto dal libro “ Auto da Alma (Gil Vicente), Sonetos e Cançoes (Camoes)”  

Qamar  S. Andrade

giovedì 1 novembre 2012

O povo Cabo-verdiano 
(Velhos tempos)











Ancora foto antiche del popolo e paesaggi capoverdiani 

1) Aeroporto 


2) Porto Grande di Sao Vicente


4) Praia (isola di Santiago)


5) Praia


6) Ospedale di Sao Vicente


7) Città di Praia



mercoledì 31 ottobre 2012

Who was Amilcar Cabral?
 By La mc malcriado 
"Viva Amilcar Cabral"


Un po' di storia:



Alcuni ricordi (foto) di tempi lontani
Il paradiso è altrove 

1) Donne a Sao Vicente ( lavano i vestiti insieme ai loro bambini)



2) Una messa nell'isola di Sao Vicente


3) Mercato a Praia (capitale di Santiago)


4) Ufficio postale a Praia


5) Isola di Brava ( Nova Sintra)





lunedì 29 ottobre 2012


Genova
 ( Foto di Leonardo Ronzitti )



Cronaca di una realtà triste
( La nascita di piccoli gruppi razzisti sul web nelle isole di Capo Verde e il turismo eccessivo)

Parte 1

E' un periodo che mi capita di leggere su alcune pagine/ gruppi del social network Facebook commenti razziali verso i capoverdiani del sud e la nostalgia dei bei tempi... quando ancora Capo Verde era una colonia portoghese. Amilcar Cabral per molti è stato un ladro, uno che ha rovinato l'esistenza del popolo capoverdiano e che non doveva assolutamente combattere per l'indipendenza del paese. Ma perché ho deciso di scrivere tutto ciò? Sembra una cosa da poco, un piccolo gruppo di persone che scrive questo genere di cose non sono da prendere in considerazione, intanto non stanno facendo del male a nessuno, giusto? Perché perdere del tempo con questa gente ignorante che non ha niente da fare?
Ecco, così pensano molte persone quando parlo con loro di questo fatto o realtà. Traduco due righe che ho letto:

“Ah Sal... quêm te viu antes, como a pérola do Atlântico, a colónia dos portugueses e quêm te vê agora como a colónia, quintal dos badius, a galinha de ovos de ouro dos santiagueiros, república de banana...? Abaixo a ocupação, a exploração e o colonialismo dos badius, e a sua embaixada no Espargo, Câmara Municipal do Espargo. Viva o Muncípio de Santa Maria! UNIDOS JAMAIS SEREMOS ENGANADOS PELOS NOSSOS DITADORES E LADRÕES! VENCEREMOS SEMPRE! “
“ Ah Sal, chi ti ha visto prima, come perla dell'Atlantico, la colonia dei portoghesi e chi ti vede ora come colonia, cortile dei badius, la gallina d' oro dei santiagueiros, repubblica di banana? Abbasso l'occupazione e il colonialismo dei badius, e la loro ambasciata è a Espargos. Viva il municipio di Santa Maria! UNITI, MAI SAREMO INGANNATI PER I NOSTRI DITTATORI E LADRI! VINCEREMO SEMPRE!”

Questa frase è uno dei post che possiamo trovare, ce ne sono tanti altri, i commenti sono pesanti e non solo di una persona, ma di tantissime e sono soprattutto di giovani.
Badiu significa in portoghese Vadio/vagabundo che tradotto vuole dire vagabondo. Questo appellativo nasce ai tempi del colonialismo ( di questo si parlerà in futuro), ed è stato attribuito alla gente di Santiago. Con il passare degli anni è diventato un termine discriminatorio. Santiangueiros significa le persone nate a Santiago.

Queste pagine all' inizio venivano create con l'unico scopo di rivendicare i diritti del popolo capoverdiano, contro i tagli dell'energia elettrica che sono sempre più frequenti nelle isole e la mancanza d'acqua soprattutto nel periodo estivo a causa dell'elevato consumo e della grande richiesta da parte degli alberghi. Insomma fino a qui ci siamo, ma poi queste pagine diventano una sorta di meccanismo crudele per attaccare le persone e più va avanti la cosa, più il numero di persone che cadono in simili errori...aumenta! Scenari razziali, insulti e poco rispetto alla propria storia.
C'è sempre stato il conflitto tra nord e sud a Capo Verde, quelli di Barlavento si proclamano superiori a quelli di Sotavento, in base a che cosa?...non si sa; e quelli di Sotavento si ribellano a tal punto che anche loro iniziano a proclamarsi superiori a quelli di Barlavento....quindi nascono le solite barzellette, canzoni contro l'uno e l'altro. Diciamo che è quello che accade qui in Italia e nel resto del mondo. Per questo l'umanità ancora non ha raggiunto lo stato di Nirvana. l'illuminazione e nel frattempo continua a barcollare nell' ignoranza.
Fino a qui non sto dicendo niente di nuovo, forse, però facciamo un salto di dieci anni fa o più e vediamo come era Capo Verde prima del 2000.
Era il posto più tranquillo del mondo, la pace era l'undicesimo comandamento per i capoverdiani. Si usciva alla sera da soli e si tornava in piena notte da soli, camminando tra le strade e i vicoli senza paura... ci si conosceva tutti quanti, anzi avevi paura che qualche vicino ti vedesse ritornare a casa ad una certa ora, perché il giorno dopo tutti avrebbero saputo in che condizioni eri tornata a casa.
I furti??? Uno su cento succedeva, qualcuno rubava una gallina o qualcosa al supermercato... niente di più.
Ah, dimenticavo gli omicidi che a volte capitavano erano per motivi di gelosia, cose che accadevano una volta all'anno per fare parlare la gente. Per mesi la gente aveva da parlare e le donne pettegole ( che chiamo “ As Chefias” , da chefe che significa capo/ boss).
Il turismo è sempre esistito nelle isole ma fino ad oggi non si era mai visto un'esplosione simile.
I principali turisti erano: i portoghesi, i tedeschi, i russi, gli italiani, gli spagnoli... finché un giorno arrivò un investitore italiano e tutto cambiò.
I giovani finito la scuola andavano a studiare all'estero ( borse di studio per Portogallo, Russia, Austria, Germania, Cuba, Brasile...) e poi tornavano a Capo Verde per lavorare.
Il capo famiglia nella società capoverdiana è sempre stata la donna. Gli uomini andavano via, emigravano, e rimanevano a casa le donne con i figli.
Come dappertutto, c'era quello più ricco e quello più povero; quartieri di gente ricca e quartieri di gente povera. I ricchi stavano nelle zone più belle e i più poveri dove capitava... qui e là.
Capo Verde faceva parte dei paesi del terzo mondo ( un giorno mi piacerebbe capire con che diritto e con che metodi si capisce che un paese è più sviluppato dell'altro. Perché uno è più avanti tecnologicamente? E il progresso di un paese si misura in base alla tecnologia?... credo che l'uomo ha ancora da imparare) e quindi riceveva continuamente la beneficenza della Banca Mondiale e del FMI.
Avevamo due o tre alberghi sparsi per le isole, ancora non erano arrivati gli alberghi di lusso a cinque stelle.
Ma siccome il mondo non è finito nel 2000, le porte delle isole si sono aperte al mondo e all'investimento turistico. Iniziano ad arrivare tantissimi investitori italiani, uno dopo l'altro; poi arrivano gli spagnoli insieme ai cugini portoghesi, e tanti altri. Bisogna dire che il governo insieme agli altri partiti, dopo una lunga e faticosa discussione, decidono di far una bella pubblicità del paese ai nuovi investitori: “ Se vuoi investire a Capo Verde, per ben dieci anni non paghi le tasse e dopo questi anni te ne puoi anche andare... no prolem!”
Il popolo capoverdiano inizia a guadagnarsi dei soldini in più, tutti hanno un lavoro fisso con uno stipendio. Viva, ce l'abbiamo fatta! Finalmente si respira un po' d'aria. Ma come dargli torto? Anch'io la pensavo come loro, finché un giorno ho capito che chi ci guadagnava non era il capoverdiano ma gli altri. Inizia anche l'immigrazione tra isole, le persone iniziano ad andare dove c'è più offerta di lavoro.
Non voglio dire che il turismo non sia una cosa positiva, ma diventa negativa quando diventa eccessiva. Quando distruggono paesaggi meravigliosi e selvaggi per costruire palazzi, quando la popolazione locale viene sfruttata. Ed è quello che sta accadendo oggi giù e non solo... 
Qamar S. Andrade

giovedì 25 ottobre 2012



RACCONTO “Aguas Verdes, la via dell’acqua” di Clara Ugricich

Praia, capitale della repubblica di Capo Verde. Appena fuori dal centro storico di case in stile coloniale, i nuovi palazzi scintillanti sembrano cresciuti tra un intreccio di strade polverose. Una città stretta nella morsa della grande periferia che ancora conserva il gusto delle tradizioni tra case di pietra e mattoni e barche colorate appoggiate sulla spiaggia. In ogni direzione dondolano donne che portano grossi cesti sulla testa, arrivano o vanno al mercato, qualcuna per vendere e qualcun'altra per comprare. Sulla strada principale il traffico è caotico e rumoroso, le auto sfrecciano sull’asfalto. Nelle polverose vie secondarie le galline razzolano accompagnate dalle risate dei bambini che si rincorrono e i grugniti dei maiali che raspano la terra tra le pietre del selciato.
Da questo groviglio di colori e odori partono piccoli pulmini sovraffollati che scivolano veloci su un tappeto di pietre nere lungo 12 km di costa rocciosa che porta a Cidade Velha (ora rinominata Ribeira Grande come era anticamente chiamata).
Le pietre della strada spesso si spostano o saltano via lasciando grossi buchi, l’abilità del conducente sta nell’evitarli con brusche sterzate e i passeggeri si lasciano cullare tranquilli dai sobbalzi del mezzo al ritmo incalzante delll’autoradio. Nel sali e scendi del percorso si susseguono per vari kilometri visioni di crateri lunari, altipiani infiniti di terra rossiccia, scogliere spumeggianti, il blu dell’oceano, pochissime case.
Poco prima di entrare nel paese, da un altopiano brullo e polveroso si affacciano le spoglie della fortezza di S. Filipe che nel cinquecento fungeva da difesa contro gli attacchi dei pirati dominando dall’alto la baia di Cidade Velha.
Cidade Velha è stata la prima capitale portoghese in Africa.
E’ davanti a questa baia che intorno al 1460 un Italiano, al servizio della Corona portoghese, (Antonio da Noli) e un Portoghese (Diogo Gomes), gettarono le ancore dando inizio alla scoperta e al popolamento delle isole di Capo Verde.
Qui avvennero i primi contatti tra europei e africani e questo incontro generò la nascita di un nuovo popolo: il popolo creolo.
Oggi Cidade Velha è solo un villaggio di pescatori dal glorioso passato. Sulla piccola spiaggia di rocce nere, lambite da potenti onde, riposano barche colorate e reti per la pesca. Le case di pietra adagiate sugli scogli guardano verso l’orizzonte lattiginoso dell’Oceano. In ogni casa c’è un piccolo tesoro di fotografie stropicciate: figli lontani, nipoti mai conosciuti, uomini e donne che sorridono da terre lontane.
Al centro della piazza svetta il pelourinho, una colonna di marmo con ganci di ferro arrugginito, triste testimone di tempi oscuri, che fu in origine luogo destinato all'esposizione, la vendita e il castigo degli schiavi, ora diventato punto di ritrovo per i giovani del villaggio.
Dalla piazza partono antichi viottoli lastricati di pietra nera, alcuni seguono la costa arrampicandosi sul sali e scendi delle scogliere, altri si inoltrano nella verdeggiante valle (ribeira) di Aguas Verdes.
Aguas Verdes ha l’aspetto di una spaccatura verde tra altipiani aridi e ventosi di terra rossastra, un profondo canyon scavato da un antico fiume che fu deviato verso la città di Praia. All’origine del canyon c'è ancora una piccola sorgente; da lì germoglia una rigogliosa vegetazione tropicale che serpeggia per kilometri lungo il fondo della valle fino al mare tra le case di Cidade Velha. 
Sotto questa parete di roccia gocciolante si recano tutti i giorni le donne e i bambini di Salineiro, le une cariche di panni da lavare e gli altri carichi di secchi e bottiglie da riempire con l'acqua.
Il villaggio di Salineiro si trova sull'altopiano polveroso e asciutto. Non c’è vegetazione, non c’è acqua, non c’è ombra al di fuori delle case di pietra e lamiera. Una fitta polvere rossastra ricopre qualsiasi cosa e tutto ha il colore della terra: case, bambini, maiali… Tra la terra spiccano solo i colori dei rifiuti non biodegradabili, quello che l’acqua non può sciogliere, quello che gli animali non possono mangiare: la plastica. Naturalmente qui non esistono né raccolta di rifiuti né discariche.
Da Salineiro donne e bambini scendono nella ribeira per approvigionarsi di acqua. Il sentiero che scende nel canyon è paragonabile ad un trekking piuttosto impegnativo, ma i bambini scivolano giù veloci e poi risalgono agili tra roccia e sassi, a piedi nudi o con sandali infradito, portando sulla testa pesanti secchi colmi di acqua.
Un brulicare di formichine seminude che scendono e risalgono continuamente lungo la parete rocciosa, con il loro prezioso bottino di acqua.
Avvicinandosi alla sorgente si incontrano innumerevoli panni colorati stesi ad asciugare sulle rocce. Tra la fitta vegetazione si odono gli schiamazzi delle donne, alcune intente a fare il bucato nelle pozze d'acqua e altre immerse in grandi tinozze per lavarsi. La presenza dell’acqua crea un luogo di ritrovo e di aggregazione, un’occasione per socializzare.
L’ombra della ricca vegetazione serpeggia da qui fino al mare tra grandi alberi di mango, papaia, baobab…
Il panorama di Ribeira Grande che si gode dalle mura della Fortezza di S. Filipe è grandioso. Un deserto polveroso sovrasta un paradiso tropicale, per noi è il risveglio dei sensi, per la gente di Salineiro è la salvezza.

Clara Ugricich

( Racconto vincitore del concorso “7mates – compagni di viaggio 2008” )





7 Meraviglie Naturali di Capo Verde

Il 5 luglio 2012, in occasione della commemorazione dei 37 anni dell'indipendenza di Capo Verde, è stato presentato il progetto 7 Meraviglie Naturali di Capo Verde da "Rede de parlamentares para o Ambiente, Luta contra a Desertificaçao e Pobreza, RPALCDP" con l'obiettivo di far conoscere e proteggere la natura, ossia, il patrimonio naturale dell'arcipelago. I risultati nazionali verranno presentati nel dicembre del 2013.




mercoledì 17 ottobre 2012


In un'altra vita... ero capoverdiana

Capitolo I
Incontro con Sigmund

Spesso quando bevo il tè del diavolo (barbidjaca) cado in questo vortice che mi porta a rivivere la mia vita precedente. Non so se è il Diavolo che mi parla o se è Dio che mi sussurra che ho avuto tante vite, fra cui quella di essere nata nelle isole che un tempo appartenevano agli dei greci... le cosiddette isole di Macaronesia.
Cala il sipario e ritorno come tutte le volte su questa spiaggia di sabbia bianca a guardare le stelle e ad ascoltare il suono della chitarra del mio amico Pedro. I miei amici mi chiedono: “manera, tud dret?” e io rispondo “ tud fixe!” .
In certe occasioni mi allontanavo e andavo verso la riva per ascoltare da vicino il rumore delle onde, spesso mi sentivo come Penelope che aspettava di rivedere il suo Ulisse.
La canzone che spesso cantiamo e suoniamo è quella “ 'm cria ser poeta “ di Paulino Vieira, c'è chi balla, chi piange, chi ride...insomma questa canzone provoca in tutti noi un sentimento diverso.
Quando non si canta, Joao ci racconta storie degli spiriti, streghe, “catchorrona”/ specie di lupo mannaro, scheletri che cammino a zig zag e si spezzano in frantumi , “massonque”/ massone, e tante altre. Brividi di paura mi attraversano la schiena ma non voglio e non vorrei mai che smettesse di raccontare. Torno a casa da sola pensando a quelle storie e nella mente riaffiorano tutte le paure. Inizio a correre perché dietro di me sento dei passi che non sono i miei, la paura è tanta e non voglio girarmi per controllare. Per fortuna c'è Maya il mio cane e mi sento più protetta, infatti quando Maya mi è venuta in contro non ho più sentito quei passi. C'è n'è ancora di strada da fare per arrivare alla mia casetta in mezzo al bosco.
Il bosco è fitto, la strada è sterrata, e sento il fruscìo delle foglie.
Un silenzio di tomba! Siamo solo io e Maya. Anche lei è inquieta, ma non emette nessun latrato, scruta ogni piccolo movimento sospetto.
Siamo quasi vicino a casa, si intravede la luce che proviene dalla cucina, dove mamma, ogni sera, prima di andare a letto, cuce e recita il rosario. Chissà se il mio fratellino sta dormendo, ogni sera mi aspetta per ascoltare la favola della buonanotte Ti Lobo e Chibinho.
Ad un tratto Maya si ferma di colpo, non vuole più proseguire.
Faccio due tre passi in avanti ma Maya è sempre lì nello stesso punto e inizia a ringhiare.
I miei battiti cardiaci iniziano ad accelerare, comincio a tremare, all' improvviso ho freddo, c' è qualcosa nell'aria che non mi piace.
Non so se andare avanti, o iniziare a correre o urlare. Cosa sta succedendo? Le mie gambe sembrano paralizzate, mi guardo intorno e la scena cambia improvvisamente.
Tutto è diventato buio, sento dei passi venire verso di me ma non vedo niente.
I passi non sono più due, si moltiplicano, sento delle risate, risate che sembrano lame che ti trafiggono l' anima. Maya ringhia sempre più forte, le fronde degli alberi sembrano impazzite.
Torno indietro verso Maya perchè ho paura e mi inchino per abbracciarla. Ad un tratto sento qualcosa/qualcuno che mi salta sulla schiena, non riesco a muovermi. Il cane rizza il pelo e mi salta addosso. Cado, Maya rotola come per lottare a terra ma non vedo niente. Le risate sono sempre più forti e vicine, sento battiti di piedi, mi sento accerchiata.
Vorrei pregare ma so che le preghiere ora non servono a niente, nessuno mi può aiutare. Perdo i sensi.
Quando rinvengo, sento la voce di mia madre e apro gli occhi. È mattina.
Mi alzo e corro verso mia madre piangendo, la abbraccio e mi viene in mente Maya.
Mi giro per cercarla ma è sdraiata per terra.
La chiamo ma lei non si muove, è ferma. Le vado incontro e capisco che Maya è morta.
Maya mi ha salvata, non so da chi o da che cosa ma di per certo so che stanotte è successo qualcosa.
A quello che è successo quello che ho visto, quello che ho sentito non c è una spiegazione logica.
Torno a casa piangendo e mi sdraio sul letto.
Mi risveglio e mi ritrovo in uno studio, sono con il mio amico Sigmund.
Ero in Austria per lavoro e sapendo che anche lui era lì sono andata a salutarlo.
L' ultima volta che c'eravamo visti 5 anni prima eravamo in Svizzera.
Quando sono arrivata nel suo studio mi ha offerto un tè di questa pianta che il suo amico capitano George Roberts aveva portato dai suoi viaggi a Capo Verde, questa pianta per qualcuno si chiamava barbidjaca per altri tè del diavolo.
Dopo averlo bevuto, il mio ultimo ricordo era il libro dell'Odissea appoggiato sulla scrivania.
Sono caduta in uno stato ipnotico.
La vita è un teatro, tutto è in continuo movimento e mutamento le sensazioni e le emozioni sono parte di un sistema cosmico che nessuno può controllare.

Afrah  F.