giovedì 14 novembre 2013

martedì 10 settembre 2013

La comunità capoverdiana saluta la nazionale di calcio di Capo Verde così:


Per la prima volta Capo Verde spera di arrivare ai mondiali, manca una sola partita... força Tubaroes!!!

mercoledì 28 agosto 2013

L'Associazione Italo-Capoverdiana parteciperà al Festival dell'Arte Africana Sestri Ponente (FAAS) 2013


sabato 8 giugno 2013

ESSERE O NON ESSERE DONNA?

Sostengono che l' essere umano è preda dell'amore e lo cerca in ogni forma, nella famiglia, nelle amicizie e in ogni relazione.
Dai testi sacri leggiamo che la prima donna, Eva, è stata creata dalla costola di Adamo e i grandi profeti, santi, re, personaggi nella storia del mondo sono sempre stati di sesso maschile. Eppure dicono che dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna, perchè dietro?
Dalla creazione del mondo, la donna è sempre stata considerata un essere inferiore, fragile, incapace di avere un pensiero proprio.
In molte culture la donna è sottomessa al volere del maschio e lei molte volte non  sa valorizzare stessa.
Nel XX secolo il movimento femminista cambiò la scena mondiale contro la violenza di genere tanto psicologica come fisica.
Lacrime, sangue,  vite distrutte per colpa di un amore, se così si può chiamare ... possessivo.
L' essere umano già da piccolo una delle prime parole che impara è "mio", quindi già da bambino tutto è possesso nessuno può toccare quello che è di sua proprietà.
Anche nelle relazioni di amicizia, d' amore e in famiglia si commette lo stesso errore quando uomo dice ad una donna : " Tu sei mia!", questa  è già una forma di possesso perchè  lui  la considera  di sua proprietà e nessuno può toccarla ma in verità nessuno appartiene a nessuno.
Ci sono tantissimi uomini gelosi, possessivi che credono che  la donna sia un oggetto loro , quando vengono lasciati non capiscono che la relazione è finita e la soluzione migliore è distruggere il loro "oggetto".
L'uomo italiano è mammone, per loro esiste solo la mamma e caso strano spesso accade che non danno lo stesso rispetto alle proprie  fidanzate, compagne, mogli, anzi le sminuiscono confrontandole con le proprie madri.
In  occidente pensano di essere avanti rispetto a tante altre culture e che la donna è emancipata ma è solo un illusione, perchè ogni giorno assistiamo a scene di violenza nell'ambiente domestico e di discriminazione in quello lavorativo. Ad esempio nei bar, i proprietari o gestori dei locali preferiscono assumere uomini  invece che le donne,  ritengono che la donna dalla mestruazione alla gravidanza non è in grado di lavorare con continuità. O ad esempio nel mondo del teatro , che dovrebbe essere un mondo intellettuale di pensiero libero , non ci sono donne regista... e così in quasi tutti i lavori.
Io sono nata donna e son cresciuta con una donna di altri tempi con dei valori e dei principi, mi ha insegnato a essere donna , camminare con passi corti rispettare me stessa. Credo fortemente nell' amore ma a un amore non condizionato da gelosia e possesso.
E' triste quando apri i giornali, quando ascolti le notizie di cronaca dove le donne vengono uccise ogni giorno dai loro mariti o fidanzati che avevano scelto come persona per percorrere un cammino insieme.
E'  triste quando una donna va a fare una denuncia di aggressione e spesso non viene presa in considerazione, la cosa nasce lì e muore lì.
Le autorità e le forze dell' ordine si svegliano sempre tardi o fanno finta di non sentire quelle grida di aiuto.
Tutto è un continuo silenzio in questa società,  cosa vogliamo fare ??? Cambierà oppure no questa situazione?
Anni, secoli,  millenni che la donna combatte per i suoi diritti eppure oggi siamo sempre qui a urlare al mondo e a tutti che li vogliamo.
Per me non è la cosa più importante avere un lavoro,  un'indipendenza economica ma una libertà di pensiero,  il potere di decidere la propria vita e non avere paura di dormire a fianco di uomo che non sai se il giorno dopo ti può uccidere o aggredire. Il grosso sbaglio che la donna fa è di pensare che quello che è accaduto alla sua amica o alla sua vicina non le capiterà mai.
Nessuno conosce nessuno fino in fondo soprattutto ora che stiamo vivendo un momento di grande caos, dove l e emozioni e i sentimenti non sono stabili, ci vuole poco per far scattare la rabbia e l' aggressività.
Quello che spero è che la donna stessa per prima cosa riconosca che ha delle potenzialità , che ha un cervello, un cuore, un istinto  che non è sottomessa a nessun uomo e non è un essere inferiore.
 Spero che l' uomo impari ad amare e rispettare la donna.
"Svegliamoci e non parliamo a bassa voce!!!".

Qamar Sandra Andrade

(Dedicato alle donne, contro la violenza)

giovedì 23 maggio 2013

venerdì 17 maggio 2013


Ringraziamenti
 
Desideriamo  ringraziare tuttti per aver partecipato al convegno "Morabeza" del 15 maggio 2013.
Come sapete si è trattato del primo convegno ufficiale organizzato da questo gruppo e la Vostra qualificata presenza è stata per noi non solo un onore, ma anche una testimonianza della fiducia che avete riposto nella nostra organizzazione benché giovane e ancora inesperta.
Vi terremo aggiornati sulle prossime iniziative dell’associazione con l’augurio che vorrete continuare a seguirci con l’affetto che ci avete dimostrato.
Ancora grazie per la Vostra cortesia, il Vostro tempo e la Vostra grande disponibilità.
Associazione Italo-Capoverdiana

martedì 14 maggio 2013


Carissimi tutti,
per rispetto alle vittime del porto di Genova e causa prevista pioggia. abbiamo deciso, dopo una lunga consultazione, di spostare lo spettacolo (dopo la conferenza, che si terrà sempre al Museoteatro della Commenda di Prè dalle ore 18.00), al locale Lucrezia che rimane in Vico Caprettari (San Lorenzo) dove andremo tutti insieme per il buffet e l'esibizione di Nays Monteiro e dei ballerini.
Ci scusiamo per il disagio e grazie per la vostra disponibilità, ci teniamo che la parte ludica venga realizzata.
Associazione Italo-Capoverdiana




giovedì 9 maggio 2013

Convegno "Morabeza"

Associazione Italo-Capoverdiana
presenta:
 
 
 Dicono di noi

Estratto dalla Newsletter Mu.ma
 
 









 
 

domenica 28 aprile 2013

Breve resoconto della giornata dedicata alla presentazione del libro "Da Noli a Capo Verde" 
A cura di Alberto Peluffo 

C'è un mistero nella gloriosa epopea dei grandi navigatori italiani che portarono alla nascita del Nuovo Mondo: chi era Antonio de Noli, lo scopritore delle Isole di Capo Verde? Il libro "Da Noli a Capo Verde", pubblicato da Marco Sabatelli Editore, fa chiarezza sul personaggio e sul suo ruolo in quel tempo affascinante e pieno di lati oscuri.
Il volume contiene gli atti della conferenza internazionale con lo stesso titolo, tenutasi a Noli, presso la Fondazione Culturale S. Antonio, nel 2010, anno in cui ricorrevano il 550° anniversario della scoperta di Capo Verde e il 35° anniversario della sua indipendenza. Quella fu probabilmente la prima occasione in cui eminenti studiosi internazionali (Corradino Astengo, Marcel Balla, Marcello Ferrada de Noli, Lourenco Gomes, Trevor Hall, Vasco Pires) si confrontavano sul tema e fornivano un quadro completo e coerente della figura del navigatore e del valore della sua scoperta.
Antonio de Noli risulta essere nato a Genova da una famiglia di origini nolesi. Navigando per conto del principe Enrico del Portogallo, scoprì le isole di Capo Verde nel 1460 e ricevette dal re lusitano l'incarico di governare e colonizzare l'arcipelago, all'epoca disabitato. La colonizzazione ebbe come conseguenza un fatto unico nella storia: la nascita di un nuovo popolo originato dalla fusione di elementi europei e africani, anello di congiunzione biologica e antropologica fra i due continenti. Ma la scoperta di Capo Verde fu anche una pietra miliare nel campo delle scoperte geografiche, diventando la base delle nuove esplorazioni atlantiche, destinate in breve a trovare rotte più efficaci da e per l'India e a svelare il continente americano.
Nel 1476, un colpo di scena cambiò la vita di colui che era diventato un ricco governatore, dedito a lucrosi commerci con l'Africa occidentale: gli spagnoli conquistarono le isole e catturarono de Noli, portandolo in Spagna. Qui, però, l'anno dopo fu liberato per ordine del re e, subito dopo, sparì senza lasciare tracce. Potrebbe essere morto in quelle circostanze, ma un altro documento, datato 1497, lascia aperti molti interrogativi, che il libro mette in evidenza. In quella data, una parte della famiglia de Noli era già ritornata in Italia, a Cesena, da dove poi farà ritorno in Liguria, a Valleregia di Serra Riccò, dove esiste ancora oggi una borgata che si chiama Noli. Complessivamente, partendo dal navigatore, la ricerca individua un albero genealogico che copre diciannove generazioni, fino ai giorni nostri. 
Del libro è in uscita anche la versione in inglese, nel sito della Antonio de Noli Academic Society, www.adenoli.com. La stessa associazione, ideatrice della conferenza e delle pubblicazioni, sta curando anche l'edizione in portoghese.
Infine, una curiosità legata al nome del navigatore: Anton da Noli, come era noto popolarmente fino ad oggi, o Antonio de Noli? Il volume mette chiaramente in luce il fatto che tutti i documenti che lo citano lo chiamano de Noli, oppure de Nolle, ma non da Noli: quest'ultima fu, probabilmente, una versione introdotta dallo storiografo nolese Bernardo Gandoglia, il primo a citarlo in tempi moderni, nel suo "In Repubblica", datato 1926. La sostanza, però, non cambia: quella di Antonio è una figura importante, che merita di essere conosciuta meglio.